Dolore muscolo-scheletrico

Con l’umidità ed in particolare con il passaggio dal caldo al freddo, i nostri muscoli tendono a contrarsi in maniera più protratta e le articolazioni diventano maggiormente rigide. Queste condizioni si manifestano con la comparsa di dolore, prevalentemente mattutino. Anche il ritorno alle attività lavorative con stress e posture scorrette, contribuisce alla comparsa del dolore muscolo-scheletrico.

La prevenzione si attua soprattutto attraverso un corretto stile di vita. In questo senso si consiglia un’attività motoria a basso impatto ma continuativa, una dieta ricca di omega-3 e Vitamina D ed evitare posture scorrette e sovraccarichi lavorativi o sportivi. A volte anche piccoli accorgimenti come fare un bagno caldo alla mattina aiutano a stare meglio durante la giornata. Chi è affetto da dolori cronici ed alterazioni posturali può avere un ottimo giovamento dalla rieducazione posturale.

Per la prevenzione ed il trattamento del dolore muscolo-scheletrico è utile effettuare una vista con il Medico Fisiatra per stabilire il miglior percorso terapeutico.

Postura e dolore

Non solo la scoliosi, ma anche altre comuni alterazioni posturali della colonna ed uno scorretto appoggio plantare possono favorire l’insorgenza di dolori articolari e muscolari. La scoliosi consiste nella curvatura del rachide sul piano frontale, che insorge nel periodo pediatrico e che si mantiene, a volte peggiorando, per tutta la vita. Sul piano sagittale invece le anomalie riguardano un aumento o diminuzione delle fisiologiche curvature rachidee come la lordosi cervicale e lombare e la cifosi dorsale. L’ipercifosi dorsale, accompagnata dalla postura in chiusura anteriore delle spalle, è una tipica anomalia dei nostri adolescenti o di chi ad esempio lavora molto al PC. La rettilineizzazione del tratto cervicale o l’iperlordosi lombare con antiversione del bacino sono altre alterazioni di comune riscontro.

La corretta postura può essere condizionata anche da una differenza di lunghezza degli arti inferiori o da un asse scorretto delle ginocchia (varismo o valgismo). Anche malocclusioni dentali possono influenzare la postura.

Infine, ma non meno importanti, sono i difetti di appoggio dei piedi: piedi piatti-valghi o all’opposto piedi vari-supinati possono alterare la corretta postura e facilitare l’insorgenza di dolore.

Spetta al fisiatra eseguire la visita posturale ed indicare il miglior percorso riabilitativo, posturale (RPG, rieducazione posturale globale), ortesico (plantari ad esempio) o di auto correzione.

Fascite plantare

 della fascia

Per fascite plantare si intende un processo infiammatorio acuto o cronico a carico della fascia plantare. La fascia plantare (o aponeurosi plantare) è una banda fibrosa di tessuto connettivo che origina dalla tuberosità mediale del calcagno, decorre lungo la pianta del piede e si inserisce a ventaglio sulla base delle falangi e sulle articolazioni metatarso-falangee. Le funzioni della fascia plantare sono quella di partecipare alla stabilizzazione della pianta del piede e supportare l’arco longitudinale mediale (volta plantare).

La causa principale di fascite plantare è il sovraccarico funzionale in presenza di fattori predisponenti quali obesità, terreni di gioco o lavoro duri, iperpronazione dell’articolazione sotto-astragalica, dismetria degli arti inferiori, scarsa elasticità della volta plantare, accorciamento delle catene muscolo-tendinee posteriori, piede cavo (il morfotipo cavo-supinato che è maggiormente diffuso nella popolazione crea un’eccessiva tensione in sede inserzionale sia del tendine d’achille che della fascia plantare).

Sono maggiormente soggetti all’insorgenza di fascite plantare gli sportivi dediti al salto, alla corsa e quelli impegnati in sport con scatti, cambi di direzione ed arresti bruschi. inoltre la fascite plantare colpisce anche le persone comuni che mantengano una stazione eretta prolungata.

In alcuni casi alla fascite plantare si associa la presenza di sperone calcaneare (nel 30-40% dei casi) che tuttavia si può presentare anche come entità isolata. Lo sperone calcaneare consiste infatti in una tendinopatia inserzionale calcifica dei flessori brevi delle dita piuttosto che di un entesopatia della fascia plantare.

La fascite plantare si presenta solitamente con un dolore calcaneare mediale che ha il suo apice al risveglio mattutino, per poi migliorare durante il giorno e ripresentarsi al termine della giornata. Generalmente interessa solo un piede.

Sperone plantare alla radiografia tradizionale

La diagnosi è prevalentemente clinica, basata sull’anamnesi e sull’esame obiettivo che evidenzia un dolore in sede di bordo inferiore e mediale del calcagno, peggiorato dalla pressione manuale e dalla flessione dorsale passiva del primo raggio. Coadiuvano la diagnosi l’esame ecografico e la radiografia tradizionale che possono confermare la presenza di flogosi inserzionale della fascia plantare e la presenza di sperone calcaneare. La diagnosi differenziale si pone prevalentemente con lo sperone calcaneare senza fascite (il dolore in questo caso è generalmente centrale al di sotto del tallone), frattura da stress del calcagno, periostite del bordo mediale calcaneare, rottura della fascia plantare, malattia di Sever, borsite calcaneare. La fascite plantare inoltre si può presentare anche in corso di patologia reumatica infiammatoria ed è reperto frequente nel paziente fibromialgico e con disturbi emozionali.

La terapia della fascite plantare si avvale dell’utilizzo della terapia farmacologica con antiinfiammatori sistemici e locali, associata alle terapie strumentali (laserterapia ad alta intensità, Ultrasuonoterapia, diatermia ed onde d’urto) ed alla terapia manuale mio-tensiva, mirata al rilassamento della fascia ed all’allungamento delle catene posteriori. Importante, in caso di scorretto appoggio plantare e/o dismetria, l’utilizzo di plantari correttivi su misura. Nei casi più gravi si possono praticare infiltrazioni locali con preparati cortisonici o acido ialuronico, da effettuare limitatamente a 1-3 sedute. Nelle forme maggiormente cronicizzate è utile anche il Massaggio Trasverso Profondo (MTP) in sede inserzionale della fascia. Tra le terapie strumentali le onde d’urto focalizzate (EWST) trovano indicazione non solo nel trattamento della fascite ma soprattutto in quello dello sperone calcaneare plantare e dorsale.

Piede piatto valgo

Il piede piatto valgo è una deformità a diversa eziologia, caratterizzato da valgismo ed equinismo astragalo-calcaneare, scivolamento dell’astragalo in basso e medialmente, supinazione e abduzione dell’avampiede. A seconda del tipo e della gravità del quadro clinico, il trattamento può essere conservativo o chirurgico. Ad entrambi i tipi di trattamento va sempre associata la rieducazione allo scopo di ottenere:

  1. La correzione delle deformità e la sua stabilizzazione in associazione al plantare nelle forme non chirurgiche
  2. Il recupero dei deficit articolari, muscolari e propriocettivi nel piede piatto operato.

PREVENZIONE

Molto spesso mamme di bambini di 2-3 anni consultano lo specialista preoccupate per il piattismo dei dei piedi dei loro figli. In questi casi si tratta di piedi piatti cosiddetti “falsi”, sia perché il calcagno non ha ancora fisiologicamente completato la sua migrazione sotto l’astragalo, sia perché il batuffolo adiposo plantare ancora ben rappresentato, maschera la volta che si sta formando. Questi piedi non necessitano di trattamento. Tuttavia, a scopo preventivo, è bene consigliare calzature morbide a scarponcino, che lascino libera la tibio-tarsica e le metatarso-falangee, mantenendo il calcagno in buon atteggiamento mediante contrafforti bassi che non abbiano plantari incorporati. Per quanto riguarda la deambulazione, si consiglia di alternare terreni diversi al fine di dare al bambino svariate afferenze propriocettive. Il discorso preventivo si allarga ai bambini dai 4 ai 6-7 anni qualora siano presenti quei fattori costituzionali, psicologici o ambientali che possono favorire l’insorgenza di un piede piatto. Si tratta di bambini con habitus astenico, carattere introverso, poco propensi all’attività fisica con conseguente aumento ponderale ed ulteriore riduzione del movimento. In questi casi occorre rivolgersi al bambino nel suo insieme sollecitando oltre il controllo ponderale, l’inserimento in ambienti sociali idonei dove possa stare con i coetanei e praticare attività fisica.

RIEDUCAZIONE DEL PIEDE PIATTO DI I° GRADO

Nel bambino con piede piatto di I° grado e valgismo correggibile in punta di piedi o con la flessione dorsale passiva dell’alluce, non si ritiene necessario l’uso del plantare. In questi casi il trattamento rieducativo si propone di rinforzare la muscolatura in modo da favorire un buon allineamento osseo e di aumentare le afferenze sensitive e propriocettive per migliorare lo sviluppo del piede. Per quanto riguarda la componente muscolare, consideriamo importante soprattutto l’azione del tibiale posteriore, del flessore proprio dell’alluce e dei muscoli intrinseci. Per la correzione della deformità sfruttiamo, oltre a questi meccanismi attivi, muscolari, anche meccanismi passivi, come l’aponeurosi plantare che stabilizza l’arcata longitudinale. Da seduto il bambino rinforza i muscoli cavizzanti sollevando un tallone da terra o facendo combaciare i margini esterni delle piante affrontate. La flessione dorsale del piede, insieme alla plantare delle dita, determina il lavoro dei flessori delle dita partendo dal massimo allungamento e quindi una contrazione più efficace. Gli esercizi di presa interessano globalmente tutta la muscolatura e migliorano la coordinazione. Vengono eseguiti con difficoltà crescente: il bambino solleva e sposta dei sassi e prende un fazzoletto. In piedi rinforziamo gli intrinseci e i flessori delle dita facendo “raggomitolare” un pezzo di stoffa. La gara nell’ “arrotolare con le dita dei piedi” quanta più stoffa possibile, incrementa la forza oltre che la coordinazione. Infine il tibiale posteriore è sollecitato e rinforzato dal cammino: sul bordo esterno del piede, con una palla stretta tra i bordi mediali del piede in supinazione, con passo incrociato. Il trattamento rieducativo si completa con esercizi per arricchire le afferenze sensitive e propriocettive che si eseguono facendo camminare il bambino su materiali diversi: moquette di vario spessore e consistenza, gommapiuma, sacchi pieni di acqua, sacchi pieni di argilla espansa. Tutti questi esercizi che il bambino apprende durante il trattamento devono essere ripetuti a casa quotidianamente più volte al giorno.

RIEDUCAZIONE DEL PIEDE PIATTO IN ASSOCIAZIONE AL PLANTARE

Dopo i 3-4 anni di età, il piede clinicamente e funzionalmente piatto di 2°-3° grado non doloroso, necessita di un trattamento con ortesi. Questa ha lo scopo di ristabilire il normale rapporto tra astragalo e calcagno e mantenere la correzione per un tempo sufficiente a consentire la strutturazione reciproca del retropiede durante il successivo accrescimento. Per essere efficace il plantare, oltre a correggere il valgismo del retropiede e sostenere a livello dell’astragalo-scafoidea, deve essere poco ingombrante mobile e permettere il movimento corretto del piede. La calzatura consigliata per l’uso del plantare ha suola morbida, pianta larga, forti posteriori bassi e rigidi, tacco di 2 cm. L’azione del plantare si realizza con il carico, è necessario pertanto che l’ortesi venga usata a tempo pieno e che con essa, e quindi con il retropiede corretto, il bambino pratichi attività fisica o sportiva, giochi, corra, salti. Associamo al trattamento ortesico quello chinesiterapico allo scopo di favorire lo sviluppo scheletrico del piede in posizione corretta e la stabilizzazione della correzione. Il bambino rinforza il tibiale posteriore, i flessori delle dita ed i muscoli intrinseci con esercizi analoghi a quelli visti precedentemente, sollevando sassi o una palla. In piedi, con plantare e calzature, si esercita nel cammino sulle punte e nel cammino sui talloni, con il tallone in supinazione, nel cammino con la palla e nel passo incrociato. L’abbandono del plantare avviene quando il piede ha raggiunto un piattismo di l° grado o si è stabilizzato intorno al 2° grado dopo circa 2-3 anni di trattamento o comunque dopo un periodo corrispondente al cambio di 3 numeri di calzatura. Dopo la rimozione del plantare, il bambino deve continuare gli esercizi di rinforzo muscolare associando a questo punto anche la ginnastica di stimolazione sensitivo-propriocettiva che, sollecitando l’arcata plantare, favorisce il normale sviluppo del piede.

 LA RIEDUCAZIONE DEL PIEDE PIATTO VALGO OPERATO

Nei bambini dai sette ai tredici anni con piede piatto doloroso, grave o trattato incruentemente senza successo è indicato il trattamento chirurgico. Questo consiste nell’introduzione nel seno del tarso di una endortesi in materiale plastico (intervento di artrorisi). Spesso si associa a questi interventi un tempo interno, cioè la messa in tensione delle componenti capsulo-legamentose mediali del retropiede (a volte gli si allunga anche il tendine d’Achille…). Il trattamento rieducativo dopo intervento chirurgico si propone di ridare al piede la sua funzione di sostegno e spostamento del corpo nello spazio e raggiunge questo obiettivo tramite:

  • Recupero dell’articolarità
  • Rinforzo muscolare
  • Recupero della propriocettività.