Ridurre l’infiammazione in 3 mosse!

Le evidenze più recenti dimostrano che l’infiammazione cronica a bassa intensità e lo stress ossidativo sono in grado di favorire la comparsa di malattie metaboliche (ipertensione, aterosclerosi e diabete), neurodegenerative (come Parkinson, Alzheimer, Sclerosi multipla…) e muscolo-scheletriche (artrosi e tendinopatie).

L’infiammazione ad alta intensità invece è presente nei traumi acuti ed in malattie reumatiche come Artrite Reumatoide e Spondiloartriti. Anche il dolore è spesso causato da infiammazione, sia a bassa che alta intensità.

Di conseguenza l’interesse dei clinici è sempre più focalizzato non solo sul trattamento delle patologie, ma anche sulla loro prevenzione, attraverso percorsi in grado di ridurre più possibile l’infiammazione cronica e lo stress ossidativo.

In ambito muscolo-scheletrico il Dr. Alessandro Valent, medico Fisiatra, propone un protocollo multidisciplinare (denominato Drug-rehab-Lifestyle), in grado di ridurre efficacemente infiammazione e dolore:

  1. Terapia farmacologica:
    1. Farmaci sistemici (FANS, Anti-Cox 2, Steroidi, Interleuchine low-dose)
    2. Fisiatria Interventistica
  2. Kinesiterapia e Riprogrammazione posturale
  3. Corretto stile di vita: alimentazione anti-infiammatoria, integrazione alimentare ed attività motoria corretta.

Il percorso prevede la collaborazione per la parte riabilitativa con specialisti del settore (fisioterapista, osteopata, podologo) ed eventualmente con altri specialisti medici (dietologa, anestesista, ortopedico).

Per poter accedere al protocollo Drug-rehab-Lifestyle individualizzato (in base al tipo di patologia e paziente) è necessario effettuare la visita fisiatrica con il Dr. Alessandro Valent che illustrerà il protocollo e prescriverà le terapie.

Stop al dolore alla spalla!

Il dolore di spalla o spalla dolorosa rappresenta circa il 16% di tutte le patologie dell’apparato muscolo-scheletrico. I sintomi comuni a tutte le patologie di spalla sono dolore (spesso notturno), limitazione funzionale con presenza di compensi e contrattura muscolare.

L’articolazione della spalla

Le cause possono essere traumatiche (lussazioni, lesioni tendinee, fratture), da sovraccarico (tendinopatie, borsiti, conflitto ed instabilità) o degenerative (artrosi, calcificazioni). La capsulite adesiva (o frozen shoulder) è una complicanza di alcune forme dolorose di spalla ed in alcuni casi è la causa primaria di dolore.

La diagnosi è clinica ed ecografica. Anche rx tradizionale e RMN sono opzioni diagnostiche valide, qualora l’esame ecografico non sia sufficiente ad una diagnosi completa.

La terapia è basata sulla fisioterapia con esercizi rieducativi e terapia strumentale (ad esempio la laserterapia ad alta potenza), accompagnata dalla terapia farmacologica. Le infiltrazioni ecoguidate coadiuvano il trattamento con ottimi risultati in termini di riduzione del dolore e miglioramento della funzionalità (si utilizzano acido ialuronico, collagene o cortisonici). In caso di calcificazioni possono essere praticate le onde d’urto o la frammentazione/aspirazione ecoguidata della calcificazione. La chirurgia è riservata nei casi più importanti di traumi acuti e cronici o nel caso d’insuccesso del trattamento conservativo.

Se hai male alla spalla contatta il Dr. Valent!

Rieducazione di spalla

Tendinopatia calcifica di spalla

La tendinopatia calcifica di spalla (o calcificazione di spalla) è una delle più frequenti cause di spalla dolorosa. La sua frequenza varia dal 7,5% al 22% dei casi di tendinopatia di spalla ed ha una maggiore prevalenza nel sesso femminile tra i 30 ed i 50 anni. Le calcificazioni singole o multiple si localizzano prevalentemente nella zona inserzionale (entesi) o preinserzionale (la cosiddetta “zona critica”) del tendine sovraspinoso (circa l’80%), ma non è raro che le calcificazioni si localizzino anche al sottospinoso o al tendine sottoscapolare.

Tendinopatia calcifica del sovraspinoso

Altre localizzazioni tipiche al di fuori della spalla sono il tendine d’achille (incidenza 2,5%), la fascia plantare, il tendine quadricipitale, il tendine del medio gluteo, gli epicondiloidei e gli adduttori. Le cause delle tendinopatie calcifiche non sono del tutto chiare, ma si ritiene che siano espressione di un processo multifocale attivo, cellulo mediato o di una distrofia calcifica legata alla degenerazione delle fibre tendinee, particolarmente evidente nei tendini sottoposti a sovraccarico funzionale lavorativo e/o sportivo ed in soggetti predisposti (fattori genetici ed ormonali). Secondo Uhthoff e Loehr (1997), la calcificazione si sviluppa classicamente secondo tre stadi in successione: pre-calcifico, calcifico (diviso in tre fasi: formativa, di stato, di riassorbimento) e post-calcifico in cui la calcificazione viene sostituita da tessuto di granulazione. La formazione e riassorbimento delle calcificazioni è un processo graduale che può durare mesi o anche anni. Vi sono però casi in cui la calcificazione, giunta nella fase di stato, entra in una condizione di quiescenza metabolica per cui, in assenza di uno stimolo, non tende al riassorbimento.

Clinicamente la tendinopatia calcifica di spalla si presenta con un dolore acuto, accompagnato da limitazione funzionale con difficoltà o impossibilità a ruotare e ad elevare/abdurre l’arto superiore oltre i 90°. I sintomi spesso esordiscono a riposo (spesso durante le ore notturne) e nelle forme più acute la spalla è talmente bloccata che si definisce “congelata” (spalla congelata o frozen shoulder). La sintomatologia però è dipendente dalla fase clinica in quanto è maggiormente evidente nella fase del riassorbimento.

La diagnosi strumentale si avvale della radiografia tradizionale e dell’ecografia; quest’ultima, in particolare, documenta molto bene la strutturazione o il riassorbimento della calcificazione, a seconda della presenza o meno del cono d’ombra posteriore. La calcificazione nel contesto di un tendine può essere classificata in base alla sua morfologia in:

  1. Densa a limiti netti
  2. Densa multilobulare
  3. Eterogenea a margini irregolari
  4. Calcificazione distrofica inserzionale
  5. Invasione bursale

Il trattamento della tendinopatia calcifica di spalla è prevalentemente di tipo conservativo, basato sulla rieducazione funzionale (esercizi specifici di decoaptazione articolare o esercizi pendolari), sull’utilizzo di farmaci a scopo analgesico ed antiinfiammatorio (terapia cortisonica per bocca o per via infiltrativa) e sulle terapie fisiche come la laserterapia ad alta potenza, l’ultrasuonoterapia e le onde d’urto. Nella fase del riassorbimento, in cui la calcificazione si presenta di materiale simil-gelatinoso può essere indicato il lavaggio percutaneo ecoguidato con la frammentazione ed aspirazione del deposito calcifico. Nel caso di fallimento dell’approccio conservativo, si rende necessario l’intervento artroscopico o in mini open.


Dolore al ginocchio

Articolazione del ginocchio

Il dolore al ginocchio è molto frequente sia negli sportivi che nelle persone comuni. Il dolore in forma acuta, nella maggior parte dei casi, è legato a traumi diretti o indiretti con interessamento di capsula, legamenti o menischi. Il dolore cronico è causato prevalentemente da usura della cartilagine e dei menischi con conseguente artrosi. Anche i tendini (rotuleo, zampa d’oca o quadricipitale) sono soggetti ad infiammazione acuta e cronica.

Molto importante è una corretta diagnosi per individuare il percorso terapeutico più idoneo. La terapia è spesso conservativa, basata su terapia riabilitativa, strumentale e manuale. In caso di versamento articolare (artrosinovite) può essere necessario eseguire un artrocentesi + infiltrazione con steroide e successive infiltrazioni con acido ialuronico, collagene o PRP che spesso sono risolutive per eliminare o ridurre il dolore e facilitare il recupero funzionale.

Per approfondire l’argomento vai a ginocchio doloroso.

In caso di ginocchio doloroso contatta il dr. Valent!

Infiltrazione ecoguidata di anca

L’anca è una localizzazione frequente di osteoartrosi. La coxartrosi determina dolore e limitazione funzionale ingravescenti e nelle forme più avanzate può essere piuttosto invalidante, tanto da necessitare l’intervento di artroprotesi.

La viscosupplementazione dell’anca con acido ialuronico a medio-alto peso molecolare, analogamente a quello che succede per il ginocchio, si è dimostrata efficace nel ridurre il dolore, incrementare la funzionalità e ritardare più possibile la soluzione chirurgica. La viscosupplementazione inoltre trova indicazione anche nelle forme iniziali di conflitto femoro-acetabolare.

Tecnica di approccio per infiltrazione d’anca.

La tecnica infiltrativa ecoguidata di anca è una metodica, di relativamente recente acquisizione, che permette di inoculare con precisione il farmaco dove serve, attraverso la guida ecografica in tempo reale. Oltre all’acido ialuronico possono essere inoculati in articolazione anche fattori di crescita (PRP), cortisonici ed anestetici locali e può essere praticata artrocentesi (aspirazione del liquido sinoviale in eccesso). Nelle fasi di artrosinovite acuta consigliamo l’utilizzo di un farmaco cortisonico; in fase subacuta o nelle forme croniche utilizziamo preferibilmente l’acido ialuronico a medio-alto peso molecolare e/o i fattori di crescita di derivazione piastrinica. È possibile inoltre miscelare, a discrezione del medico, il cortisonico con l’acido ialuronico.

Infiltrazione ecoguidata di anca con approccio antero-inferiore.

La tecnica infiltrativa eco guidata prevede il posizionamento del paziente in decubito supino con anca lievemente intraruotata e la disinfezione accurata della cute con Betadine soluzione. Quindi si posiziona la sonda ecografica a bassa frequenza tipo Convex (munito di proteggi sonda sterile) lateralmente ai vasi femorali e lungo l’asse acetabolo-collo femorale, per visionare correttamente lo spazio articolare. Infine si esegue l’iniezione intra-articolare utilizzando un ago da spinale 20 o 22 G con un approccio antero-superiore, antero-inferiore o laterale (nell’approccio laterale è possibile utilizzare un ago da 4 cm, generalmente meglio tollerato dal paziente). Con la guida ecografica siamo in grado di visionare perfettamente il procedere dell’ago attraverso i tessuti sottocutanei, la penetrazione della capsula articolare ed il contatto con la base del collo femorale o la testa femorale. A questo punto si retrae di circa 1 mm l’ago e si procede all’inoculazione del farmaco sempre sotto eco guida. Il procedimento ha una durata totale di 10-15 minuti e viene eseguito in campo sterile. Il ciclo infiltrativo prevede 3-5 sedute a cadenza di una ogni 15-30 giorni.

Per informazioni sul trattamento contattare il Dr. Alessandro Valent

Il fisiatra fa la differenza!

Perché scegliere il Fisiatra? Scegliere il Fisiatra significa scegliere il Medico Specialista che si occupa della persona, del suo benessere fisico e psichico e della sua autonomia nelle attività lavorative, sportive e sociali. Il Fisiatra non si occupa solamente della cura del trauma o della malattia, ma soprattutto del recupero, più completo possibile, dalle disabilità temporanee o permanenti che queste patologie causano alla persona. Per fare ciò il Fisiatra, si avvale, tra le altre, della diagnostica ecografica per una diagnosi più accurata e di numerosi presidi terapeutici come terapie Fisiche, farmacologiche, manuali, posturali e rieducative, ortesi. Le infiltrazioni eco-guidate, eseguite dal Fisiatra, sono uno strumento efficace e sicuro per il trattamento di molte patologie dell’apparato muscolo-scheletrico come artrosi, tendinopatie, borsiti, calcificazioni, ematomi. Il Fisiatra è il responsabile del progetto riabilitativo, volto al recupero funzionale della persona, coordinando altre figure professionali, fondamentali per il risultato finale, come fisioterapista, infermiere, psicologo, tecnico ortopedico, podologo ed altri specialisti Medici delle branche di riferimento della patologia (Ortopedico, Neurologo, Reumatologo, Ginecologo..).
Il Dr. Alessandro Valent, è il Fisiatra che fa per te!

Fascite plantare

Fascia plantare

Per fascite plantare si intende un processo infiammatorio acuto o cronico a carico della fascia plantare. La fascia plantare (o aponeurosi plantare) è una banda fibrosa di tessuto connettivo che origina dalla tuberosità mediale del calcagno, decorre lungo la pianta del piede e si inserisce a ventaglio sulla base delle falangi e sulle articolazioni metatarso-falangee. Le funzioni della fascia plantare sono quella di partecipare alla stabilizzazione della pianta del piede e supportare l’arco longitudinale mediale (volta plantare).

La causa principale di fascite plantare è il sovraccarico funzionale in presenza di fattori predisponenti quali obesità, terreni di gioco o lavoro duri, iperpronazione dell’articolazione sotto-astragalica, dismetria degli arti inferiori, scarsa elasticità della volta plantare, accorciamento delle catene muscolo-tendinee posteriori, piede cavo (il morfotipo cavo-supinato che è maggiormente diffuso nella popolazione crea un’eccessiva tensione in sede inserzionale sia del tendine d’achille che della fascia plantare).

Sono maggiormente soggetti all’insorgenza di fascite plantare gli sportivi dediti al salto, alla corsa e quelli impegnati in sport con scatti, cambi di direzione ed arresti bruschi. inoltre la fascite plantare colpisce anche le persone comuni che mantengano una stazione eretta prolungata.

In alcuni casi alla fascite plantare si associa la presenza di sperone calcaneare (nel 30-40% dei casi) che tuttavia si può presentare anche come entità isolata. Lo sperone calcaneare consiste infatti in una tendinopatia inserzionale calcifica dei flessori brevi delle dita piuttosto che di un entesopatia della fascia plantare.

La fascite plantare si presenta solitamente con un dolore calcaneare mediale che ha il suo apice al risveglio mattutino, per poi migliorare durante il giorno e ripresentarsi al termine della giornata. Generalmente interessa solo un piede.

Sperone plantare alla radiografia tradizionale

La diagnosi è prevalentemente clinica, basata sull’anamnesi e sull’esame obiettivo che evidenzia un dolore in sede di bordo inferiore e mediale del calcagno, peggiorato dalla pressione manuale e dalla flessione dorsale passiva del primo raggio. Coadiuvano la diagnosi l’esame ecografico e la radiografia tradizionale che possono confermare la presenza di flogosi inserzionale della fascia plantare e la presenza di sperone calcaneare. La diagnosi differenziale si pone prevalentemente con lo sperone calcaneare senza fascite (il dolore in questo caso è generalmente centrale al di sotto del tallone), frattura da stress del calcagno, periostite del bordo mediale calcaneare, rottura della fascia plantare, malattia di Sever, borsite calcaneare. La fascite plantare inoltre si può presentare anche in corso di patologia reumatica infiammatoria ed è reperto frequente nel paziente fibromialgico e con disturbi emozionali.

La terapia della fascite plantare si avvale dell’utilizzo della terapia farmacologica con antiinfiammatori sistemici e locali, associata alle terapie strumentali (laserterapia ad alta intensità, Ultrasuonoterapia, diatermia ed onde d’urto) ed alla terapia manuale mio-tensiva, mirata al rilassamento della fascia ed all’allungamento delle catene posteriori. Importante, in caso di scorretto appoggio plantare e/o dismetria, l’utilizzo di plantari correttivi su misura. Nei casi più gravi si possono praticare infiltrazioni locali con preparati cortisonici, collagene o acido ialuronico, da effettuare per via ecoguidata limitatamente a 1-3 sedute. Nelle forme maggiormente cronicizzate è utile anche il Massaggio Trasverso Profondo (MTP) in sede inserzionale della fascia. Tra le terapie strumentali le onde d’urto focalizzate (EWST) o radiali, trovano indicazione non solo nel trattamento della fascite ma soprattutto in quello dello sperone calcaneare plantare e dorsale.

Immagine ecografica di fascite plantare (la fascia di dx è ispessita ed ipoecogena a causa della flogosi e degenerazione)

Colpo di frusta cervicale

Il “Colpo di Frusta” consiste in una distorsione del rachide cervicale in iperestensione o in iperflessione, causato generalmente da un tamponamento stradale o da un trauma sportivo.

Rx rachide cervicale

Nella maggioranza dei casi la distorsione avviene nel segmento C3-C7, interessando capsule e legamenti; la sua gravità è condizionata dall’entità del trauma, dalla posizione del capo al momento della collisione e dalla preesistenza di lesioni degenerative. 
Nei casi più importanti può essere utile effettuare radiografia cervicale e/o RMN per escludere fratture o ernie conseguenti al trauma.

I principali sintomi del colpo di frusta sono dolore cervicale con limitazione funzionale e contrattura muscolare ai paravertebrali cervicali e trapezi di entità variabile. A questo quadro si possono accompagnare sintomi vegetativi come senso d’instabilità, nausea e cefalea. I sintomi possono durare da pochi giorni a diversi mesi e determinare anche esiti permanenti. 

La terapia adeguata e tempestiva del colpo di frusta riduce l’entità e la durata dei sintomi ed i postumi.

In fase acuta, ma per non più di 5 giorni si consiglia il collare cervicale, accompagnato da terapia farmacologica con FANS e miorilassanti. In questa fase si utilizzano terapie fisiche come TENS, InterX e Laser ma non la terapia manuale che potrebbe peggiorare i sintomi. Nei giorni successivi anche la Tecarterapia costituisce una valida terapia.

Una volta ridotta in maniera significativa la sintomatologia e non prima di 15-20 giorni, si prosegue con la terapia manuale e gli esercizi riabilitativi e posturali graduali. Solitamente sono necessari 2-3 mesi per una guarigione dopo colpo di frusta.

Capsulite adesiva

La capsulite adesiva o spalla congelata (Frozen Shoulder per gli anglosassoni) consiste in un processo infiammatorio/irritativo a carico della capsula sinoviale della articolazione gleno-omerale. Esistono due forme di capsulite:

  • Frozen Shoulder (capsulite primitiva)
  • Capsulite post-traumatica (capsulite secondaria)

La Frozen Shoulder colpisce prevalentemente il sesso femminile, sopra i 40 anni, con maggiore incidenza in caso di malattie endocrine (diabete, alterazioni tiroidee, ormonali..) e nelle sindromi ansioso-depressive. A volte la capsulite si accompagna alle calcificazioni di spalla.

L’insorgenza è subdola e si manifesta con il dolore, segue quindi un periodo di limitazione funzionale della articolazione gleno-omerale su tutti i piani, causata da una importante retrazione capsulare, con evidente discinesia scapolo-toracica di compenso che può durare alcuni mesi. La terza fase è quella della remissione, caratterizzata da una lenta ripresa funzionale, solitamente dopo 4-6 mesi.

La Capsulite post-traumatica consiste in un processo flogistico più localizzato rispetto alla spalla congelata, causato da un trauma importante (come una frattura o lesione alla cuffia) o da micro-traumi ripetuti. Il dolore e la limitazione funzionale sono, in questo caso, meno evidenti.

La terapia ha come cardine più importante la rieducazione funzionale passiva (eseguita da fisioterapista) e attiva con esercizi di automobilizzazione e stretching da parte del paziente. Alla Rieducazione si possono associare per avere risultati migliori e più precoci:

Kinesiterapia di spalla

L’infortunio sportivo

Infortunio nello sport

Durante lo sport, un infortunio può accadere in un attimo.
La sospensione dell’attività è spesso necessaria; osso, cartilagine, tessuti molli, l’infortunio si differenzia per cause, localizzazione e severità, a cui segue un percorso terapeutico personalizzato. Fondamentale risulta la diagnosi medica, fondata su anamnesi ed esame obiettivo, coadiuvati dagli esami strumentali (in medicina sportiva ecografia e risonanza magnetica sono esami generalmente di primo livello).

Per tornare “in campo” prima possibile gli Step da affrontare sono 4: diagnosi, trattamento, ricondizionamento atletico e prevenzione delle ricadute. Fondamentale risulta la diagnosi medica, fondata su anamnesi ed esame obiettivo, coadiuvati dagli esami strumentali (in medicina sportiva ecografia e risonanza magnetica sono esami generalmente di primo livello). Le modalità di trattamento, influenzano maggiormente le possibilità di guarigione.
La terapia si differenzia in tre fasi:
Fase acuta: volta alla riduzione della flogosi e del dolore, mediante il protocollo PRICE (Protection, Rest, Ice, Compression, Elevation), le terapie strumentali atermiche (o più comunemente a freddo), terapie farmacologiche, esercizi di riprogrammazione posturale e correzione di sovraccarichi, rieducazione funzionale. Le infiltrazioni ecoguidate sono un opzione terapeutica importante per velocizzare lo spegnimento dell’infiammazione e per ridurre le complicanze.
Fase subacuta: recupero di forza e coordinazione, attraverso la mobilizzazione attiva del paziente, rinforzo muscolare, rieducazione propriocettiva, terapia strumentale “termica” (laserterapia ad alta potenza, ipertermia, onde d’urto), stretching, massoterapia decontratturante.
Fase della guarigione: recupero della funzionalità e del gesto atletico, attraverso il ricondizionamento cardio-respiratorio con un lavoro aerobico, anaerobico lattacido, anaerobico alattacido, recupero del gesto specifico.
Infine, ritornati allo sport, è molto importante instaurare un programma preventivo di nuovi infortuni. Il dr. Valent ha lunga esperienza nel trattamento dei traumi sportivi; atleti professionisti e dilettanti da anni si affidano a lui per tornare allo sport in sicurezza e prima possibile.

Prevenzione degli infortuni muscolari (Dr Valent)

Infortuni muscolari

Fibre muscolari

Gli infortuni muscolari nello sport sia amatoriale che agonistico sono molto frequenti (10-40% a seconda dello sport). La localizzazione è condizionata dal tipo di sport. Gli infortuni muscolari, vengono suddivisi a seconda del meccanismo di insorgenza in traumi diretti ed indiretti.

Quelli da trauma diretto sono determinati da contusione o lacerazione e coinvolgono più spesso il ventre muscolare.

Quelli indiretti avvengono senza contatto e si localizzano più spesso alla giunzione mio-tendinea. Vengono suddivisi, a loro volta, in due sottogruppi:

1. Infortuni funzionali: più frequenti, caratterizzati da edema localizzato o diffuso senza lesione anatomica delle fibre. Le cause principali sono i sovraccarichi funzionali (carichi eccessivi o scorrette sedute di allenamento).

2. Infortuni strutturali: sono i più temibili ed hanno una prognosi generalmente più lunga; sono caratterizzati da lesione anatomica del muscolo di entità variabile, accompagnata da versamento ematico. Avvengono x una brusca contrazione degli antagonisti o x una rapida e potente contrazione a partire da una fase di rilassamento del muscolo. Il danno può interessare oltre che le fibre muscolari anche le strutture vascolari, tendinee e connettivali di sostegno con possibili complicanze (fibrosi, cisti siero-ematica, calcificazioni).

La diagnosi è generalmente ecografica.

Il trattamento prevede l’integrazione tra terapia strumentale (laser, tecar, US) e riabilitativa. In caso di ematoma intramuscolare può essere necessaria l’aspirazione ecoguidata.

Aspirazione ecoguidata di ematoma del gemello mediale

Per approfondimenti vai all’articolo infortuni muscolari

Dolore pelvico cronico

Il dolore pelvico cronico è un dolore localizzato in sede pelvica, basso addome o lombosacrale, che perdura per più di 6 mesi. Questo dolore è spesso sordo e mal definito (assumendo i connotati di dolore “neuropatico”) e frequentemente associato a disturbi urinari, intestinali, sessuali ed emozionali (ansia o depressione). Colpisce maggiormente il sesso femminile (fino al 6-25% delle donne) e per le sue caratteristiche può essere causa di importante disabilità. 

Caratteristica comune del dolore pelvico cronico è l’interessamento del pavimento pelvico o perineo, spesso contratto e dolente con conseguenti difficoltà alla minzione, defecazione ed attività sessuale. 

Le cause sono multifattoriali: ginecologiche, urinarie, intestinali, miofasciali, nervose periferiche, muscolo-scheletriche ed emozionali. Molto spesso però non è possibile stabilire una diagnosi certa. 

La terapia è prevalentemente conservativa, basata sulla terapia farmacologica, riabilitativa (riabilitazione del pavimento pelvico) e cognitivo comportamentale. 

Il Dr. Valent, in collaborazione con altri specialisti di branca e con la fisioterapista, è in grado di stabilire il corretto percorso diagnostico-terapeutico di questa complessa patologia.