Terapie fisiche o strumentali: un utile ausilio nel percorso riabilitativo

Cosa sono le Terapie fisiche o strumentali?

Sono elettromedicali studiati per sfruttare le energie fisiche a scopo terapeutico, cioè per curare determinate patologie come, ad esempio, quelle dell’apparato muscolo-scheletrico. Negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno proposto un vasto panorama di apparecchi medicali di sicuro interesse, a patto che vengano utilizzati secondo precise indicazioni e nell’ambito di un protocollo riabilitativo integrato.

Quali sono le principali Terapie strumentali?

Le principali Terapie strumentali sono Laserterapia, Diatermia Capacitiva-Resistiva, Onde sonore (onde d’urto e ultrasuonoterapia), Magnetoterapia, Elettroterapia, Onde Vibrazionali.

Quali sono gli effetti delle Terapie strumentali?

Il razionale dell’utilizzo delle terapie fisiche è quello di ottenere alcuni specifici effetti biologici nei tessuti:

  • Termico: l’innalzamento (Ipertermia) o l’abbassamento (Crioterapia) della temperatura corporea sono in grado di produrre modificazioni del metabolismo cellulare, del calibro vasale e del tono muscolare.
  • Biochimico: alcune energie fisiche, come ad esempio la laserterapia, sono in grado di ottenere effetti biologici a livello cellulare come attivazione enzimatica, diminuzione dell’eccitabilità dei nocicettori e stimolazione della produzione di ATP, acidi nucleici, RNA e proteine.
  • Meccanico: le onde sonore e la laserterapia ad alta intensità inducono all’interno dei tessuti la formazione di onde pressorie ad effetto biostimolante, litico, attivante la peristalsi linfatica ed il microcircolo.
  • Elettrico: le correnti elettriche possono indurre nei tessuti muscolari stimolazione, iperemia, analgesia.

Quali patologie si possono curare con le Terapie fisiche?

Sono indicate per quelle muscolari come lesioni o contratture, per le tendinopatie acute e croniche, in caso di distorsioni capsulo-legamentose e nell’artrosi. Possono poi essere utili anche per facilitare l’eliminazione di ematomi, calcificazioni, fibrosi e nel ridurre i linfedemi traumatici o cronici.

Come si integrano nell’ambito dei protocolli riabilitativi?

Le terapie strumentali vengono comunemente utilizzate nei protocolli riabilitativi. Il loro scopo è di coadiuvare e facilitare il recupero funzionale grazie al loro effetto anti infiammatorio, analgesico, miorilassante e biostimolante. Le Terapie fisiche si possono inserire a pieno titolo nei protocolli riabilitativi, senza però essere sostitutive alle classiche terapie manuali, kinesiche e posturali.

Dolore muscolo-scheletrico


Il dolore muscolo-scheletrico benigno (cioè non causato da patologia neoplastica) origina da processi patologici a carico delle strutture muscolo-scheletriche come ossa, articolazioni e tessuti molli periarticolari come tendini, muscoli, legamenti, borse sinoviali.
I processi patologici posso derivare da traumi acuti sportivi, lavorativi o domestici, sovraccarico funzionale o degenerazione cronica articolare o tendinea. Esistono fattori predisponenti il dolore muscolo scheletrico tipo la predisposizione genetica, alterazioni posturali, sovraccarichi funzionali, sovrappeso e traumi. Il dolore può essere inoltre causato da infiammazione di una radice spinale o nervo periferico (la classica sciatalgia o la sindrome del tunnel carpale). In questo caso il dolore è chiamato neuropatico.
Il trattamento parte prima di tutto attraverso una corretta diagnosi della causa del dolore. Questa si ottiene mediante una accurata visita medica, corredata da specifici test clinici, eventualmente accompagnata dalla diagnostica strumentale (ecografia, risonanza, rx, tac).
Una volta individuata la causa è necessario mettere in atto un protocollo terapeutico integrato, associando terapia farmacologica, strumentale (Laser, Onde d’urto, InterX), riabilitativa e correggendo gli stili di vita.
La terapia farmacologia si avvale di farmaci locali o sistemici e della terapia infiltrativa, meglio se ecoguidata.

Neurostimolazione Interattiva (NSI)

La Neurostimolazione Interattiva (NSI) è un particolare tipo di elettroanalgesia sviluppata in Russia negli anni ’80 e ripresa negli Stati Uniti alla fine degli anni ‘90. Il razionale di questa tecnologia nasce dal tentativo di superare i limiti delle altre metodiche di elettroanalgesia, specie quello della variabilità dell’impedenza cutanea individuale, mediante un segnale in grado di “adattarsi” al corpo umano ed interagire con esso attraverso un sofisticato meccanismo di feedback. Il segnale tipico degli strumenti di NSI è caratterizzato da un’onda bifasica sinusoidale smorzata. Le frequenze di impulso e dell’onda sono variabili nel tempo in base ai valori di impedenza elettrica cutanea rilevati. I dispositivi di NSI presentano una duplice modalità di utilizzo che li differenzia nettamente dalle altre forme di elettroanalgesia: una fase diagnostica ed una fase terapeutica. Nella fase diagnostica lo strumento è in grado di rilevare, attraverso valori numerici, l’impedenza cutanea (o resistenza elettrica cutanea) e segnalare all’operatore le aree a bassa impedenza, espressione di processi patologici sottostanti. Nella fase terapeutica il dispositivo, opportunamente posizionato sopra le aree a bassa impedenza, invia una serie di impulsi elettrici di compensazione; mano a mano che l’organismo risponde alla stimolazione, gli impulsi si modificano (in voltaggio, frequenza e smorzamento del picco) e si regolano automaticamente. Questo ciclo di rilevazione e trattamento prosegue fino a che non viene ripristinata la normale impedenza cutanea. In questo modo, in maniera interattiva, lo strumento informa l’operatore sia sulle zone da trattare, sia quando il trattamento può ritenersi concluso. La NSI è molto diffusa in ambito sportivo. In letteratura, attualmente, sono disponibili lavori sul trattamento del dolore mio fasciale (Schabrun SM, 2012), della gonartrosi (Zeng C 2015), del dolore dopo artroprotesi di ginocchio (Nigam AK, 2011) ed osteosintesi per fratture (Gorodetskyi IG, 2007 e 2010).

EFFETTI BIOLOGICI – Gli effetti biologici della neurostimolazione interattiva sono possibili grazie al fatto che lo specifico segnale è in grado agire a molti livelli sul dolore. Innanzitutto la NSI eccita sia le fibre nervose afferenti di piccolo diametro Aδ (mieliniche) che C (amieliniche); inoltre, stimola anche il rilascio di oppioidi endogeni (endorfine, encefaline, dinorfine). I NSI paiono in grado favorire anche la produzione di neuropeptidi (NPs) che hanno un ruolo importante anche nella regolazione del dolore centrale. Tali effetti sono mediati dall’attivazione del sistema nervoso autonomo, attraverso i NPs. L’azione analgesica (Biggs N 2012, Nigam AK 2011) si manifesta non solo a livello centrale ma anche a livello locale e segmentale (cioè in sede del metamero spinale corrispondente). In sintesi i principali effetti biologici dei dispositivi di NSI sono:

  • Effetto analgesico attraverso i meccanismi del Gate Control, produzione di oppioidi endogeni e mediazione del dolore a livello del SNC
  • Effetto decontratturante sulla muscolatura.
  • Effetto antinfiammatorio ed antiedema, attraverso la regolazione del microcircolo e la stimolazione del circolo linfatico

MODALITA’ DI TRATTAMENTO – Gli elettrodi per la Neurostimolazione interattiva si applicano alla cute senza interposizione di gel. Possono essere di forme e dimensioni differenti per adattarsi al meglio alla superficie corporea da trattare; gli elettrodi sono inglobati in piastre flessibili applicate sulla cute o inseriti in manipoli che vengono mobilizzati manualmente sull’area da trattare o posizionati staticamente sui punti a bassa impedenza. Sono consigliate sedute a cadenza giornaliera, ciascuna della durata di 15-20 minuti. La seduta terapeutica si compone di due fasi.

INDICAZIONI TERAPEUTICHE DELLE CORRENTI ANALGESICHE – Tutte le correnti analgesiche sono indicate nel trattamento sintomatico del dolore neuropatico, soprattutto periferico. Le correnti analgesiche sono particolarmente efficaci nelle neuropatie primitive o secondarie; nella gestione del dolore che accompagna tutti i processi flogistici. Anche il dolore neoplastico è sensibile all’uso di correnti analgesiche, specie la TENS, sia pure con gli opportuni programmi. Per quanto riguarda la neurostimolazione interattiva, essa si presta particolarmente al trattamento dei traumi acuti con edemi e versamenti, del dolore post-chirurgico e delle radicolopatie.