Ridurre l’infiammazione in 3 mosse!

Le evidenze più recenti dimostrano che l’infiammazione cronica a bassa intensità e lo stress ossidativo sono in grado di favorire la comparsa di malattie metaboliche (ipertensione, aterosclerosi e diabete), neurodegenerative (come Parkinson, Alzheimer, Sclerosi multipla…) e muscolo-scheletriche (artrosi e tendinopatie).

L’infiammazione ad alta intensità invece è presente nei traumi acuti ed in malattie reumatiche come Artrite Reumatoide e Spondiloartriti. Anche il dolore è spesso causato da infiammazione, sia a bassa che alta intensità.

Di conseguenza l’interesse dei clinici è sempre più focalizzato non solo sul trattamento delle patologie, ma anche sulla loro prevenzione, attraverso percorsi in grado di ridurre più possibile l’infiammazione cronica e lo stress ossidativo.

In ambito muscolo-scheletrico il Dr. Alessandro Valent, medico Fisiatra, propone un protocollo multidisciplinare (denominato Drug-rehab-Lifestyle), in grado di ridurre efficacemente infiammazione e dolore:

  1. Terapia farmacologica:
    1. Farmaci sistemici (FANS, Anti-Cox 2, Steroidi, Interleuchine low-dose)
    2. Fisiatria Interventistica
  2. Kinesiterapia e Riprogrammazione posturale
  3. Corretto stile di vita: alimentazione anti-infiammatoria, integrazione alimentare ed attività motoria corretta.

Il percorso prevede la collaborazione per la parte riabilitativa con specialisti del settore (fisioterapista, osteopata, podologo) ed eventualmente con altri specialisti medici (dietologa, anestesista, ortopedico).

Per poter accedere al protocollo Drug-rehab-Lifestyle individualizzato (in base al tipo di patologia e paziente) è necessario effettuare la visita fisiatrica con il Dr. Alessandro Valent che illustrerà il protocollo e prescriverà le terapie.

Stop al dolore alla spalla!

Il dolore di spalla o spalla dolorosa rappresenta circa il 16% di tutte le patologie dell’apparato muscolo-scheletrico. I sintomi comuni a tutte le patologie di spalla sono dolore (spesso notturno), limitazione funzionale con presenza di compensi e contrattura muscolare.

L’articolazione della spalla

Le cause possono essere traumatiche (lussazioni, lesioni tendinee, fratture), da sovraccarico (tendinopatie, borsiti, conflitto ed instabilità) o degenerative (artrosi, calcificazioni). La capsulite adesiva (o frozen shoulder) è una complicanza di alcune forme dolorose di spalla ed in alcuni casi è la causa primaria di dolore.

La diagnosi è clinica ed ecografica. Anche rx tradizionale e RMN sono opzioni diagnostiche valide, qualora l’esame ecografico non sia sufficiente ad una diagnosi completa.

La terapia è basata sulla fisioterapia con esercizi rieducativi e terapia strumentale (ad esempio la laserterapia ad alta potenza), accompagnata dalla terapia farmacologica. Le infiltrazioni ecoguidate coadiuvano il trattamento con ottimi risultati in termini di riduzione del dolore e miglioramento della funzionalità (si utilizzano acido ialuronico, collagene o cortisonici). In caso di calcificazioni possono essere praticate le onde d’urto o la frammentazione/aspirazione ecoguidata della calcificazione. La chirurgia è riservata nei casi più importanti di traumi acuti e cronici o nel caso d’insuccesso del trattamento conservativo.

Se hai male alla spalla contatta il Dr. Valent!

Rieducazione di spalla

Tendinopatia calcifica di spalla

La tendinopatia calcifica di spalla (o calcificazione di spalla) è una delle più frequenti cause di spalla dolorosa. La sua frequenza varia dal 7,5% al 22% dei casi di tendinopatia di spalla ed ha una maggiore prevalenza nel sesso femminile tra i 30 ed i 50 anni. Le calcificazioni singole o multiple si localizzano prevalentemente nella zona inserzionale (entesi) o preinserzionale (la cosiddetta “zona critica”) del tendine sovraspinoso (circa l’80%), ma non è raro che le calcificazioni si localizzino anche al sottospinoso o al tendine sottoscapolare.

Tendinopatia calcifica del sovraspinoso

Altre localizzazioni tipiche al di fuori della spalla sono il tendine d’achille (incidenza 2,5%), la fascia plantare, il tendine quadricipitale, il tendine del medio gluteo, gli epicondiloidei e gli adduttori. Le cause delle tendinopatie calcifiche non sono del tutto chiare, ma si ritiene che siano espressione di un processo multifocale attivo, cellulo mediato o di una distrofia calcifica legata alla degenerazione delle fibre tendinee, particolarmente evidente nei tendini sottoposti a sovraccarico funzionale lavorativo e/o sportivo ed in soggetti predisposti (fattori genetici ed ormonali). Secondo Uhthoff e Loehr (1997), la calcificazione si sviluppa classicamente secondo tre stadi in successione: pre-calcifico, calcifico (diviso in tre fasi: formativa, di stato, di riassorbimento) e post-calcifico in cui la calcificazione viene sostituita da tessuto di granulazione. La formazione e riassorbimento delle calcificazioni è un processo graduale che può durare mesi o anche anni. Vi sono però casi in cui la calcificazione, giunta nella fase di stato, entra in una condizione di quiescenza metabolica per cui, in assenza di uno stimolo, non tende al riassorbimento.

Clinicamente la tendinopatia calcifica di spalla si presenta con un dolore acuto, accompagnato da limitazione funzionale con difficoltà o impossibilità a ruotare e ad elevare/abdurre l’arto superiore oltre i 90°. I sintomi spesso esordiscono a riposo (spesso durante le ore notturne) e nelle forme più acute la spalla è talmente bloccata che si definisce “congelata” (spalla congelata o frozen shoulder). La sintomatologia però è dipendente dalla fase clinica in quanto è maggiormente evidente nella fase del riassorbimento.

La diagnosi strumentale si avvale della radiografia tradizionale e dell’ecografia; quest’ultima, in particolare, documenta molto bene la strutturazione o il riassorbimento della calcificazione, a seconda della presenza o meno del cono d’ombra posteriore. La calcificazione nel contesto di un tendine può essere classificata in base alla sua morfologia in:

  1. Densa a limiti netti
  2. Densa multilobulare
  3. Eterogenea a margini irregolari
  4. Calcificazione distrofica inserzionale
  5. Invasione bursale

Il trattamento della tendinopatia calcifica di spalla è prevalentemente di tipo conservativo, basato sulla rieducazione funzionale (esercizi specifici di decoaptazione articolare o esercizi pendolari), sull’utilizzo di farmaci a scopo analgesico ed antiinfiammatorio (terapia cortisonica per bocca o per via infiltrativa) e sulle terapie fisiche come la laserterapia ad alta potenza, l’ultrasuonoterapia e le onde d’urto. Nella fase del riassorbimento, in cui la calcificazione si presenta di materiale simil-gelatinoso può essere indicato il lavaggio percutaneo ecoguidato con la frammentazione ed aspirazione del deposito calcifico. Nel caso di fallimento dell’approccio conservativo, si rende necessario l’intervento artroscopico o in mini open.


Dolore al ginocchio

Articolazione del ginocchio

Il dolore al ginocchio è molto frequente sia negli sportivi che nelle persone comuni. Il dolore in forma acuta, nella maggior parte dei casi, è legato a traumi diretti o indiretti con interessamento di capsula, legamenti o menischi. Il dolore cronico è causato prevalentemente da usura della cartilagine e dei menischi con conseguente artrosi. Anche i tendini (rotuleo, zampa d’oca o quadricipitale) sono soggetti ad infiammazione acuta e cronica.

Molto importante è una corretta diagnosi per individuare il percorso terapeutico più idoneo. La terapia è spesso conservativa, basata su terapia riabilitativa, strumentale e manuale. In caso di versamento articolare (artrosinovite) può essere necessario eseguire un artrocentesi + infiltrazione con steroide e successive infiltrazioni con acido ialuronico, collagene o PRP che spesso sono risolutive per eliminare o ridurre il dolore e facilitare il recupero funzionale.

Per approfondire l’argomento vai a ginocchio doloroso.

In caso di ginocchio doloroso contatta il dr. Valent!

Il fisiatra fa la differenza!

Perché scegliere il Fisiatra? Scegliere il Fisiatra significa scegliere il Medico Specialista che si occupa della persona, del suo benessere fisico e psichico e della sua autonomia nelle attività lavorative, sportive e sociali. Il Fisiatra non si occupa solamente della cura del trauma o della malattia, ma soprattutto del recupero, più completo possibile, dalle disabilità temporanee o permanenti che queste patologie causano alla persona. Per fare ciò il Fisiatra, si avvale, tra le altre, della diagnostica ecografica per una diagnosi più accurata e di numerosi presidi terapeutici come terapie Fisiche, farmacologiche, manuali, posturali e rieducative, ortesi. Le infiltrazioni eco-guidate, eseguite dal Fisiatra, sono uno strumento efficace e sicuro per il trattamento di molte patologie dell’apparato muscolo-scheletrico come artrosi, tendinopatie, borsiti, calcificazioni, ematomi. Il Fisiatra è il responsabile del progetto riabilitativo, volto al recupero funzionale della persona, coordinando altre figure professionali, fondamentali per il risultato finale, come fisioterapista, infermiere, psicologo, tecnico ortopedico, podologo ed altri specialisti Medici delle branche di riferimento della patologia (Ortopedico, Neurologo, Reumatologo, Ginecologo..).
Il Dr. Alessandro Valent, è il Fisiatra che fa per te!

Colpo di frusta cervicale

Il “Colpo di Frusta” consiste in una distorsione del rachide cervicale in iperestensione o in iperflessione, causato generalmente da un tamponamento stradale o da un trauma sportivo.

Rx rachide cervicale

Nella maggioranza dei casi la distorsione avviene nel segmento C3-C7, interessando capsule e legamenti; la sua gravità è condizionata dall’entità del trauma, dalla posizione del capo al momento della collisione e dalla preesistenza di lesioni degenerative. 
Nei casi più importanti può essere utile effettuare radiografia cervicale e/o RMN per escludere fratture o ernie conseguenti al trauma.

I principali sintomi del colpo di frusta sono dolore cervicale con limitazione funzionale e contrattura muscolare ai paravertebrali cervicali e trapezi di entità variabile. A questo quadro si possono accompagnare sintomi vegetativi come senso d’instabilità, nausea e cefalea. I sintomi possono durare da pochi giorni a diversi mesi e determinare anche esiti permanenti. 

La terapia adeguata e tempestiva del colpo di frusta riduce l’entità e la durata dei sintomi ed i postumi.

In fase acuta, ma per non più di 5 giorni si consiglia il collare cervicale, accompagnato da terapia farmacologica con FANS e miorilassanti. In questa fase si utilizzano terapie fisiche come TENS, InterX e Laser ma non la terapia manuale che potrebbe peggiorare i sintomi. Nei giorni successivi anche la Tecarterapia costituisce una valida terapia.

Una volta ridotta in maniera significativa la sintomatologia e non prima di 15-20 giorni, si prosegue con la terapia manuale e gli esercizi riabilitativi e posturali graduali. Solitamente sono necessari 2-3 mesi per una guarigione dopo colpo di frusta.

Capsulite adesiva

La capsulite adesiva o spalla congelata (Frozen Shoulder per gli anglosassoni) consiste in un processo infiammatorio/irritativo a carico della capsula sinoviale della articolazione gleno-omerale. Esistono due forme di capsulite:

  • Frozen Shoulder (capsulite primitiva)
  • Capsulite post-traumatica (capsulite secondaria)

La Frozen Shoulder colpisce prevalentemente il sesso femminile, sopra i 40 anni, con maggiore incidenza in caso di malattie endocrine (diabete, alterazioni tiroidee, ormonali..) e nelle sindromi ansioso-depressive. A volte la capsulite si accompagna alle calcificazioni di spalla.

L’insorgenza è subdola e si manifesta con il dolore, segue quindi un periodo di limitazione funzionale della articolazione gleno-omerale su tutti i piani, causata da una importante retrazione capsulare, con evidente discinesia scapolo-toracica di compenso che può durare alcuni mesi. La terza fase è quella della remissione, caratterizzata da una lenta ripresa funzionale, solitamente dopo 4-6 mesi.

La Capsulite post-traumatica consiste in un processo flogistico più localizzato rispetto alla spalla congelata, causato da un trauma importante (come una frattura o lesione alla cuffia) o da micro-traumi ripetuti. Il dolore e la limitazione funzionale sono, in questo caso, meno evidenti.

La terapia ha come cardine più importante la rieducazione funzionale passiva (eseguita da fisioterapista) e attiva con esercizi di automobilizzazione e stretching da parte del paziente. Alla Rieducazione si possono associare per avere risultati migliori e più precoci:

Kinesiterapia di spalla

L’infortunio sportivo

Infortunio nello sport

Durante lo sport, un infortunio può accadere in un attimo.
La sospensione dell’attività è spesso necessaria; osso, cartilagine, tessuti molli, l’infortunio si differenzia per cause, localizzazione e severità, a cui segue un percorso terapeutico personalizzato. Fondamentale risulta la diagnosi medica, fondata su anamnesi ed esame obiettivo, coadiuvati dagli esami strumentali (in medicina sportiva ecografia e risonanza magnetica sono esami generalmente di primo livello).

Per tornare “in campo” prima possibile gli Step da affrontare sono 4: diagnosi, trattamento, ricondizionamento atletico e prevenzione delle ricadute. Fondamentale risulta la diagnosi medica, fondata su anamnesi ed esame obiettivo, coadiuvati dagli esami strumentali (in medicina sportiva ecografia e risonanza magnetica sono esami generalmente di primo livello). Le modalità di trattamento, influenzano maggiormente le possibilità di guarigione.
La terapia si differenzia in tre fasi:
Fase acuta: volta alla riduzione della flogosi e del dolore, mediante il protocollo PRICE (Protection, Rest, Ice, Compression, Elevation), le terapie strumentali atermiche (o più comunemente a freddo), terapie farmacologiche, esercizi di riprogrammazione posturale e correzione di sovraccarichi, rieducazione funzionale. Le infiltrazioni ecoguidate sono un opzione terapeutica importante per velocizzare lo spegnimento dell’infiammazione e per ridurre le complicanze.
Fase subacuta: recupero di forza e coordinazione, attraverso la mobilizzazione attiva del paziente, rinforzo muscolare, rieducazione propriocettiva, terapia strumentale “termica” (laserterapia ad alta potenza, ipertermia, onde d’urto), stretching, massoterapia decontratturante.
Fase della guarigione: recupero della funzionalità e del gesto atletico, attraverso il ricondizionamento cardio-respiratorio con un lavoro aerobico, anaerobico lattacido, anaerobico alattacido, recupero del gesto specifico.
Infine, ritornati allo sport, è molto importante instaurare un programma preventivo di nuovi infortuni. Il dr. Valent ha lunga esperienza nel trattamento dei traumi sportivi; atleti professionisti e dilettanti da anni si affidano a lui per tornare allo sport in sicurezza e prima possibile.

Prevenzione degli infortuni muscolari (Dr Valent)

Infortuni muscolari

Fibre muscolari

Gli infortuni muscolari nello sport sia amatoriale che agonistico sono molto frequenti (10-40% a seconda dello sport). La localizzazione è condizionata dal tipo di sport. Gli infortuni muscolari, vengono suddivisi a seconda del meccanismo di insorgenza in traumi diretti ed indiretti.

Quelli da trauma diretto sono determinati da contusione o lacerazione e coinvolgono più spesso il ventre muscolare.

Quelli indiretti avvengono senza contatto e si localizzano più spesso alla giunzione mio-tendinea. Vengono suddivisi, a loro volta, in due sottogruppi:

1. Infortuni funzionali: più frequenti, caratterizzati da edema localizzato o diffuso senza lesione anatomica delle fibre. Le cause principali sono i sovraccarichi funzionali (carichi eccessivi o scorrette sedute di allenamento).

2. Infortuni strutturali: sono i più temibili ed hanno una prognosi generalmente più lunga; sono caratterizzati da lesione anatomica del muscolo di entità variabile, accompagnata da versamento ematico. Avvengono x una brusca contrazione degli antagonisti o x una rapida e potente contrazione a partire da una fase di rilassamento del muscolo. Il danno può interessare oltre che le fibre muscolari anche le strutture vascolari, tendinee e connettivali di sostegno con possibili complicanze (fibrosi, cisti siero-ematica, calcificazioni).

La diagnosi è generalmente ecografica.

Il trattamento prevede l’integrazione tra terapia strumentale (laser, tecar, US) e riabilitativa. In caso di ematoma intramuscolare può essere necessaria l’aspirazione ecoguidata.

Aspirazione ecoguidata di ematoma del gemello mediale

Per approfondimenti vai all’articolo infortuni muscolari

Dolore pelvico cronico

Il dolore pelvico cronico è un dolore localizzato in sede pelvica, basso addome o lombosacrale, che perdura per più di 6 mesi. Questo dolore è spesso sordo e mal definito (assumendo i connotati di dolore “neuropatico”) e frequentemente associato a disturbi urinari, intestinali, sessuali ed emozionali (ansia o depressione). Colpisce maggiormente il sesso femminile (fino al 6-25% delle donne) e per le sue caratteristiche può essere causa di importante disabilità. 

Caratteristica comune del dolore pelvico cronico è l’interessamento del pavimento pelvico o perineo, spesso contratto e dolente con conseguenti difficoltà alla minzione, defecazione ed attività sessuale. 

Le cause sono multifattoriali: ginecologiche, urinarie, intestinali, miofasciali, nervose periferiche, muscolo-scheletriche ed emozionali. Molto spesso però non è possibile stabilire una diagnosi certa. 

La terapia è prevalentemente conservativa, basata sulla terapia farmacologica, riabilitativa (riabilitazione del pavimento pelvico) e cognitivo comportamentale. 

Il Dr. Valent, in collaborazione con altri specialisti di branca e con la fisioterapista, è in grado di stabilire il corretto percorso diagnostico-terapeutico di questa complessa patologia.

Dolore di polso e mano

Polso e mano sono frequentemente coinvolti in patologie traumatiche acute (sportive o lavorative), microtraumatiche, infiammatorie (reumatiche) e degenerative (artrosi primaria e secondaria). Il dolore di polso e mano condiziona fortemente la funzionalità dell’arto superiore, mentre esiti anche lievi di lesioni nervose periferiche producono alterazioni nella corretta percezione dello stimolo sensoriale. Tra le principali patologie elenchiamo:

  • Tendinopatie: flesso-estensori delle dita (con o senza dito “a scatto”), Sindrome di De Quervain
  • Traumi distorsivi con fratture, lesioni capsulo-legamentose o della Fibrocartilagine triangolare (FCT), rotture e/o lussazioni tendinee
  • Linfedemi post-traumatici e sindrome algodistrofica
  • Artropatie degenerative (rizoartrosi, artrosi radio-carpica…)
  • Sindrome del Tunnel carpale
  • Artropatie infiammatorie (AR, Artriti sieronegative…)

Sindrome di De Quervain: Tenosinovite a livello della guaina tendinea dell’abduttore lungo ed estensore breve del pollice. È la più frequente tendinopatia da sovraccarico del polso, in particolare a chi effettua la presa manuale con inclinazione ulnare (canoa, canottaggio, tennis, pallavolo). F>>M (lassità costituzionale).

Sintomatologia: dolore e tumefazione a livello dello stiloide radiale, esacerbato dalla estensione-abduzione del pollice.

Diagnosi: Test di Filkenstein, Ecografia

Diagnosi differenziale: stiloidite, artrosi TM, neuropatia del ramo sensitivo del n. radiale                             

Infiltrazione ecoguidata

Trattamento:

  •  Riposo funzionale, utilizzo di ortesi statiche
  •  Crioterapia, FANS locali e sistemici
  •  Infiltrazioni o mesoterapia con corticosteroidi e collagene,
  •  Terapie fisiche (Laser ad alta potenza, US crio)
  •  Decompressione chirurgica nei casi gravi                         

Rottura estensore comune delle dita lunghe: È più frequente in età giovanile, M>>F, prevalente a dx e tipica di basket e pallavolo. Il trauma può essere diretto in iperestensione o indiretto in iperflessione. La rottura tendinea è favorita dalla scarsa vascolarizzazione a livello preinserzionale distale. Si può avere a due livelli:

  • interfalangea distale (Mallet finger), frequente
  • interfalangea prossimale (Boutonniere), rara
Tipologie di deformità alle dita. D: Mallet finger; E: Botounniere

Mallet finger: si verifica con l’iperflessione della interfalangea distale e si classifica in 4 tipi a seconda della presenza di avulsione ossea e della grandezza del frammento osseo. Se non trattato si trasforma in dito a collo di cigno con iperestensione della IFP e flessione della IFD.

Botounniere: si verifica con l’iperflessione dell’interfalangea prossimale e consiste nella rottura della sola banda centrale del tendine con conseguente flessione della interfalangea prossimale ed estensione della interfalangea distale.

Trattamento:

  • 1° sett. Conservativo
  • 1°- 3° sett. conservativo-chirurgico
  • dopo 3° sett. astensione o chirurgia

Trattamento conservativo

  • Mallet finger: splint in iperestensione per 6-8 settimane
  • Boutonniere: splint con iperestensione della interfalangea prossimale e flessione libera della interfalangea distale, continua per 6 settimane + discontinua per altre 6 settimane.

Trattamento chirurgico

  • Sutura semplice, reinserzione, tenotomia e tenodesi in accorciamento

Trattamento conservativo

  • Immobilizzazione in tutore statico x 6-8 settimane
  • Poi, rieducazione funzionale cauta e progressiva con utilizzo eventuale di tutore dinamico
  • Terapia Fisica (US, ET, Crioterapia, Magnetoterapia, Laser)

Fratture di polso: Le fratture articolari dell’epifisi distale del radio costituiscono una patologia di riscontro comune (1/6 fratture in P.S.), più colpito il sesso femminile oltre 60 aa (fratture da fragilità).

Le fratture di polso possono interessare l’estremità distale del radio e/o dell’ulna e/o l’articolazione radio-carpica. Meccanismi d’azione:

  • Traumi diretti sono quelli che causano la frattura direttamente nel punto dell’osso cui sono applicati.
  • Traumi indiretti.

Il meccanismo traumatico più frequente è rappresentato dall’impatto della superficie carpale contro l’epifisi radiale distale in iperestensione.

Classificazione:

  • Fratture di tipo 1 (da iperestensione) sono extra-articolari e stabili (Colles).
  • Fratture di tipo 2 (da taglio) sono articolari, a rima obliqua (Barton, stiloide radiale).
  • Fratture di tipo 3 (da compressione) sono il risultato dell’impatto del carpo sulla superficie radiale distale
  • Fratture di tipo 4 (da avulsione) sono determinate da traumi ad alta energia dove l’intervento di forze rotazionali può causare lesioni legamentose intra-carpali.
  • Fratture di tipo 5 (combinate) sono determinate dalla diversa associazione dei precedenti meccanismi traumatici.

Diagnosi:

  • Clinica: tumefazione ed ecchimosi locale, deformità del polso (visibile o palpabile), dolore spontaneo e alla palpazione e limitazione funzionale.
  • Strumentale: Rx standard, RMN, TAC

Trattamento:

  • Conservativo: riduzione ed applicazione di apparecchio gessato brachiometacarpale (gomito e mano flesse e polso ulnarizzato) x 20 gg e poi antibrachiometacarpale x 15 gg
  • Cruento: Riduzione e sintesi con fili percutanei di K ed apparecchio gessato, fissatore esterno, placche e viti a cielo aperto.
  • CEMP 6-8 h al dì per 20-30 gg, Diatermia, US
  • Tp farmacologica: Bisfosfonati, Ca + Vit. D
  • Rieducazione funzionale cauta e graduale

Le principali complicanze delle fratture sono viziosa consolidazione, ritardi di consolidazione o pseudoartrosi, algodistrofia, sofferenza del nervo mediano.

Tra le fratture di polso citiamo anche la frattura dello scafoide, con un meccanismo in iperestensione ed inclinazione radiale. Questa frattura risulta particolarmente insidiosa perché non sempre viene diagnosticata dalla radiografia standard (neanche la proiezione specifica è sempre dirimente) e se non adeguatamente diagnosticata e/o trattata può esitare in necrosi asettica o pseudoartrosi dello scafoide. Nei casi dubbi è bene eseguire sempre una RMN o TC.

Rx mano

Artrosi: Nell’artrosi primaria vengono colpite soprattutto le articolazioni IFD con i classici noduli di Heberden, ma anche la Trapezio-Metacarpale (rizo-artrosi). Con meno frequenza vengono interessate le IFP, con i noduli di Bouchard.

  • F>>M; prevalenza 15% dei pz > 65 aa affetti da Osteoartrosi.
  • Le artrosi post-traumatiche sono caratterizzate da alterazioni regressive della cartilagine articolare, delle componenti ossee e capsulo-legamentose, generalmente secondarie a vizi di consolidazione o a necrosi ossee (in particolare di scafoide e semilunato).

Sintomatologia e segni clinici:

  • dolore esacerbato dal movimento e dal carico e alleviato dal riposo
  • rigidità articolare e limitazione funzionale
  • deformazione articolare
  • tumefazione e scrosci articolari
  • tendenza al peggioramento negli anni

Diagnosi: Rx tradizionale

Trattamento:

  • Prevenzione dell’insorgenza e delle complicanze
  • Terapia farmacologica (FANS, miorilassanti, condroprotettori, infiltrazioni con collagene o acido ialuronico)
  • Fisiochinesiterapia:
    • Fase acuta – terapia farmacologica e strumentale (US crio, Laserterapia, a bassa intensità)
    • Fase subacuta – chinesiterapia, massoterapia, termoterapia (Laserterapia, Ipertermia, Diatermia, RI)
    • Terapia di fondo – attività motoria blanda ma continuativa, ergonomia (igiene articolare e posturale), fangoterapia e/o balneoterapia, chinesiterapia e massoterapia.
  • Chirurgia protesica

Sindrome del tunnel carpale (STC): La STC è sicuramente la più frequente delle sindromi da intrappolamento nervoso. Essa è dovuta alla compressione del nervo mediano a livello del tunnel carpale, canale osteofibroso del polso all’interno del quale decorrono oltre al nervo mediano anche i nove tendini dei flessori comuni delle dita e FLP. Colpisce circa 1-3% della popolazione; Età media (40-55 aa); F>>M

Cause: la compressione del nervo si verifica soprattutto per fenomeni legati all’aumento di pressione all’interno del canale:

  •  traumatismi e/o microtraumatismi ripetuti x attività lavorativa e sportiva (operai edili, tessili e meccanici, utilizzatori di martello pneumatico, falegnami, operatori di computer, motocross, mountain-bike, tennis)
  •  malformazioni ossee, muscolo-tendinee, vascolari
  •  tenosinoviti dei flessori
  •  malattie reumatologiche (AR, LES, gotta)
  •  cause ormonali (gravidanza, ipotiroidismo, diabete)
  •  IRC

Sintomatologia: parestesia ed ipoestesia, prevalentemente notturne, alle prime 3 dita e alla metà del 4° dito della mano, con possibile irradiazione all’avambraccio e al braccio, ipostenia, ipotrofia della muscolatura intrinseca della mano a livello dell’eminenza thenar.

Diagnosi: EMG, Ecografia, segno di Tinel e di Phalen.

Trattamento: farmacologico (FANS, analgesici, vitamine del gruppo B, acido alfa lipoico, L-Acetil-Carnitina, PEA, infiltrazione locale, mesoterapia)

Artrite Reumatoide: Malattia infiammatoria cronica a decorso clinico ingravescente caratterizzato da alterazioni morfologiche e funzionali a carico di articolazioni, tendini e componenti extra-articolari (nervi periferici, muscoli, sistema vascolare).

In genere l’esordio è graduale e insidioso con poliartrite simmetrica di mani e piedi e successivamente delle articolazioni più prossimali.

Meno frequenti la forma mono-oligoarticolare, quella ad esordio sistemico, quella simil polimialgica e il tipo palindromico caratterizzato da episodi di mono-oligoartrite di breve durata recidivante.

Epidemiologia: prevalenza dello 0.7% (Italia) con una stima di 410.000 individui malati. L’incidenza è pari a circa 6 nuovi casi ogni 10.000 persone/anno. F>M sotto 65 aa, F=M sopra 65 aa. L’AR implica notevoli costi sia per i singoli pazienti che per la società. In media si spendono per ogni malato circa 14.000 euro/anno che possono arrivare a 23.000 se la malattia giunge agli stadi più avanzati.

Sintomatologia:

  •  Dolore
  •  Rigidità articolare più pronunciata dopo lunga inattività e in particolare al mattino (morning stiffness) generalmente di lunga durata (almeno 1 ora)
  •  Alterazioni funzionali

Articolazioni: erosione dei capi ossei con progressiva riduzione delle rime ed insorgenza di deformità, anchilosi ed osteoporosi.

Polso – interessate singolarmente od in associazione le articolazioni radio-ulnare, radio-carpica ed inter-carpica. Le alterazioni più comuni sono la deviazione radiale od ulnare della radio-carpica e la lussazione volare delle ossa carpali.

Dita – le alterazioni più frequenti sono la deviazione ulnare (deformità a “colpo di vento”) e la sublussazione volare delle MF, le deformazioni a “bouttonière” e a “collo di cigno” delle IFP e IFD ed infine il pollice a “Z”.

Tendini: sono precoci e frequenti le tenosinoviti con interessamento degli estensori e dei flessori di polso e dita che esitano spesso in rotture vere e proprie. Questo porta a squilibri ed alterazioni di asse che facilitano l’insorgenza di deformità articolari.

Strutture extra-articolari: In particolare vi possono essere neuropatie da intrappolamento (tunnel carpale associato a tenosinovite dei flessori), presenza di noduli reumatoidi e interessamento del sistema vascolare con fenomeno di Reynaud e vasculiti.

Diagnosi:

  •  Clinica: criteri clinici
  •  Strumentale: Rx, Ecografia con colordoppler, RMN
  •  Esami di laboratorio: markers specifici (FR, Ac anti Citrullina, Ves, PCR)

Diagnosi clinica (I primi 4 criteri devono persistere per 6 settimane; per la definizione di AR sono necessari almeno 4 criteri):

  •  Rigidità mattutina x 1 ora
  •  Artrite di 3 o più articolazioni
  •  Artrite polsi, MCF o IF
  •  Artrite simmetrica
  •  Presenza di erosioni e/o osteoporosi iuxtaarticolare a mani e/o polsi
  •  Presenza di noduli reumatoidi
  •  Presenza di FR

Trattamento:

  • Terapia farmacologica (associazione tra FANS e farmaci “di fondo”)
  • Fisiochinesiterapia:
    • Fase acuta: Crioterapia, economia articolare ed ergonomia, ortesi statiche di riposo e/o correzione, KT passiva e rinforzo isometrico, elettroterapia antalgica e di stimolazione
    • Fase di remissione: Terapia strumentale (Laserterapia ad alta potenza), KT attiva e rinforzo isometrico/isotonico, ortesi dinamiche e di riposo, ergonomia
  • Chirurgia dei tessuti molli: sinoviectomia e tenosinoviectomia, stabilizzazione capsulare, riparazione e bilanciamento tendineo, liberazione di nervi intrappolati
  • Chirurgia articolare: artrodesi parziale

Lombalgia

La lombalgia è una causa molto comune di consulto medico. L’80% della popolazione ne soffre infatti almeno una volta nella vita. In Italia colpisce circa 15 milioni di persone e risulta la 1° causa di disabilità sotto i 45 anni e la seconda causa di invalidità permanente.

Le cause specifiche di lombalgia possono essere traumatiche o legate a patologie del corpo, del disco, istmiche e articolari, da cause posturali, cause riflesse (gastrointestinali, ginecologiche, vascolari, urologiche..), infine psicogene.

La prognosi in caso di lombalgia acuta è generalmente positiva (~ 90% si risolve entro 30 gg), mentre in caso di cronicizzazione risulta negativa (solo il 7-10% si risolve). Per questo è molto importante la diagnosi precoce e un trattamento più mirato possibile per evitare una sua cronicizzazione.

In fase acuta si controlla il dolore con riposo attivo, utilizzo di fasce lombari elastiche o steccate, terapia farmacologica e strumentale associate a terapia manuale decontratturante con tecniche classiche e/o mio-fasciali. Ridotto il dolore sono fondamentali gli esercizi riabilitativi per favorire la scomparsa del dolore, ripristinare la funzione e prevenire ricadute. Ulteriori informazioni