Terapie fisiche o strumentali: un utile ausilio nel percorso riabilitativo

Cosa sono le Terapie fisiche o strumentali?

Sono elettromedicali studiati per sfruttare le energie fisiche a scopo terapeutico, cioè per curare determinate patologie come, ad esempio, quelle dell’apparato muscolo-scheletrico. Negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno proposto un vasto panorama di apparecchi medicali di sicuro interesse, a patto che vengano utilizzati secondo precise indicazioni e nell’ambito di un protocollo riabilitativo integrato.

Quali sono le principali Terapie strumentali?

Le principali Terapie strumentali sono Laserterapia, Diatermia Capacitiva-Resistiva, Onde sonore (onde d’urto e ultrasuonoterapia), Magnetoterapia, Elettroterapia, Onde Vibrazionali.

Quali sono gli effetti delle Terapie strumentali?

Il razionale dell’utilizzo delle terapie fisiche è quello di ottenere alcuni specifici effetti biologici nei tessuti:

  • Termico: l’innalzamento (Ipertermia) o l’abbassamento (Crioterapia) della temperatura corporea sono in grado di produrre modificazioni del metabolismo cellulare, del calibro vasale e del tono muscolare.
  • Biochimico: alcune energie fisiche, come ad esempio la laserterapia, sono in grado di ottenere effetti biologici a livello cellulare come attivazione enzimatica, diminuzione dell’eccitabilità dei nocicettori e stimolazione della produzione di ATP, acidi nucleici, RNA e proteine.
  • Meccanico: le onde sonore e la laserterapia ad alta intensità inducono all’interno dei tessuti la formazione di onde pressorie ad effetto biostimolante, litico, attivante la peristalsi linfatica ed il microcircolo.
  • Elettrico: le correnti elettriche possono indurre nei tessuti muscolari stimolazione, iperemia, analgesia.

Quali patologie si possono curare con le Terapie fisiche?

Sono indicate per quelle muscolari come lesioni o contratture, per le tendinopatie acute e croniche, in caso di distorsioni capsulo-legamentose e nell’artrosi. Possono poi essere utili anche per facilitare l’eliminazione di ematomi, calcificazioni, fibrosi e nel ridurre i linfedemi traumatici o cronici.

Come si integrano nell’ambito dei protocolli riabilitativi?

Le terapie strumentali vengono comunemente utilizzate nei protocolli riabilitativi. Il loro scopo è di coadiuvare e facilitare il recupero funzionale grazie al loro effetto anti infiammatorio, analgesico, miorilassante e biostimolante. Le Terapie fisiche si possono inserire a pieno titolo nei protocolli riabilitativi, senza però essere sostitutive alle classiche terapie manuali, kinesiche e posturali.

Lombalgia nell’atleta

La lombalgia nell’atleta è un evento frequente anche se la sua incidenza presenta un’estrema variabilità (10-80%) in relazione età, tipo di sport e livello agonistico. Nella maggior parte dei casi gli episodi di lombalgia sono legati ad un sovraccarico funzionale, causato dalla ripetizione ciclica di specifici gesti atletici, oppure ad un evento traumatico acuto, diretto od indiretto. Si ritiene pertanto che la lombalgia dell’atleta sia per lo più di origine meccanica e la natura del dolore benigna. Fattori predisponenti la lombalgia sono:

  • forma fisica inadeguata
  • alterazioni posturali
  • squilibrio muscolare di colonna ed arti inferiori
  • scarso riscaldamento prima dell’attività
  • incompleta riabilitazione dopo infortunio

A differenza della popolazione generale, la lombalgia nello sportivo sembra avere una minore influenza sulle capacità prestazionali nelle singole discipline. Ciò è dovuto alla migliore condizione atletica di base, alla maggior forza muscolare ed alla motivazione a proseguire la propria attività. Tra gli atleti, la lombalgia si riscontra più facilmente in coloro che praticano sport agonistico piuttosto che amatoriale. I traumatismi o i micro-traumatismi a livello della colonna sono responsabili di lesioni anatomiche, spesso associate, che interessano il disco intervertebrale (1), le articolazioni interapofisarie (2), gli istmi (3) ed i tessuti molli paravertebrali (legamenti, capsule articolari, muscoli).

  1. Le lesioni del disco, le fissurazioni dell’anulus, le protrusioni e soprattutto le ernie discali sono fenomeni che interessano più frequentemente i giovani atleti, in quanto la natura semifluida del nucleo polposo rende possibile la sua fuoriuscita attraverso l’anello fibroso lesionato da un trauma severo o da microtraumi ripetuti. Gli sport più frequentemente interessati da lesioni del disco sono ginnastica artistica e sollevamento pesi. Questo fenomeno è invece meno probabile negli atleti più anziani in cui il nucleo polposo perde progressivamente le sue caratteristiche di gel fluido e la struttura biomeccanica del disco cambia evolvendo in fibrosi.
  2. Le articolazioni posteriori (faccette) sono di frequente coinvolte insieme al disco nella genesi del dolore lombare, mentre è raro che siano l’unica causa responsabile. Quasi sempre si associa una rilevante contrattura della muscolatura, con la possibile presenza di trigger points, cioè aree localizzate di particolare sensitività e ipereccitabilità. Un attento esame clinico, condotto secondo le regole della medicina manuale, permette di identificare l’interessamento di tali strutture. Canottaggio, lancio, volley, basket e sci nautico sono gli sport in cui le apofisi posteriori sono più sollecitate.
  3. La lesione meccanica dell’istmo (ovvero la parte interarticolare della lamina di una vertebra lombare) in particolare a livello L5-S1, quando esita in frattura dà luogo ai quadri patologici di spondilolisi e spondilolistesi, fenomeni che hanno incidenza considerevolmente più alta nella popolazione sportiva rispetto alla popolazione generale. Le lesioni istmiche sono più frequenti nella ginnastica artistica, sollevamento pesi, tuffi, lotta, rugby ed atletica leggera.

Le alterazioni radiografiche più frequentemente osservate nello sportivo affetto da lombalgia comprendono alterazioni morfologiche del corpo vertebrale, ernie intraspongiose di Schmorl, scivolamenti del corpo vertebrale ed una ridotta altezza del disco. Così anche alla Risonanza Magnetica è stata riscontrata una maggiore incidenza di discopatie degenerative (reperto del cosiddetto black disk) negli atleti rispetto ai non atleti.

BIOMECCANICA DEL GESTO SPORTIVO: I fattori biomeccanici implicati nella eziopatogenesi della lombalgia nello sportivo sono relativi a forze di varia entità che agiscono in compressione, rotazione, tensione e taglio.

  • Le forze che agiscono in compressione vengono prevalentemente assorbite dalla sezione anteriore della colonna, con conseguente eccessiva sollecitazione del disco, aumento della pressione nel nucleo polposo e possibile fissurazione dell’anulus.
  • Le forze che agiscono con meccanismo rotatorio vengono distribuite in maniera analoga sia nella parte anteriore che in quella posteriore della colonna.
  • Le forze in tensione e taglio sono invece quelle generate dai movimenti di flesso-estensione e di inclinazione laterale della colonna ed agiscono soprattutto a livello della sezione posteriore del rachide.

Le attività sportive che impegnano in maniera importante le strutture della colonna con gesti atletici rivolti a tali tipi di sollecitazioni espongono di conseguenza l’atleta a un maggiore rischio di episodi di lombalgia ed è su questi sport che si è concentrata in particolare l’attività di ricerca, al fine di individuarne i fattori di rischio specifici e predisporre le strategie preventive e terapeutiche più appropriate. Per ogni atleta affetto da lombalgia è pertanto molto importante la raccolta dei dati anamnestici e la conoscenza dei principi basilari di biomeccanica del rachide applicata allo sport, al fine di potersi orientare il più precisamente possibile sui meccanismi lesionali. In tal senso sono di rilevante interesse i dati dei lavori scientifici che hanno studiato analiticamente le singole discipline sportive:

  • Ginnastica artistica: la maggior parte delle lombalgie (prevalenza 20%-30%, ma in alcuni studi arriva fino all’80%) riscontrate risulta essere dovuta ad alterazioni dell’istmo, con un’incidenza cinque volte superiore rispetto alla normale popolazione femminile come esito di eventi microtraumatici ripetuti in genere nel segmento L5-S1. La spiegazione di questa selettività nella sede di lesione risiederebbe nell’iperlordosi e nell’iperestensione del rachide, determinate dalle gestualità atletiche fondamentali di questo sport (spaccata frontale, spaccata sagittale, ponte, flic-flac), con conseguente aumento del sovraccarico della colonna vertebrale lombare nella massima estensione, tenuto conto che una lordosi accentuata si associa anche ad una ridotta escursione lombare in estensione. Tali alterazioni determinano un quadro clinico di spondiolisi che può evolvere nello scivolamento anteriore della vertebra soprastante su quella sottostante (spondilolistesi).
  • Pallacanestro: cadute, torsioni improvvise, rapidi cambi di direzione, brusche accelerazioni o decelerazioni, spostamenti improvvisi del centro di gravità, rotazioni e soprattutto la combinazione di questi movimenti, sono alla base delle lesioni più comuni che coinvolgono le strutture capsulo-legamentose e muscolari e le articolazioni apofisarie. Le continue sollecitazioni provocate dai movimenti di torsione, rotazione e flessione possono tuttavia causare anche lacerazioni dell’anulus fibroso con conseguenti alterazioni degenerative dei dischi intervertebrali, che sono un evento abbastanza comune nella pallacanestro.
  • Tennis: il 10-25% dei praticanti è affetto da lombalgia, ed il 38% dei professionisti è costretto a rinunciare ad almeno un torneo all’anno a causa della lombalgia. Durante i gesti atletici agiscono forze combinate di rotazione, flessione ed estensione che possono portare, se ripetute nel tempo, a lacerazioni anulari, protrusioni o ernie discali. Il servizio in particolare sembra causare la maggior parte delle lesioni lombari nel tennis, in quanto il giocatore si trova ad eseguire un movimento di rotazione ed iperestensione del rachide per colpire la palla con la racchetta. L’impatto con la palla è poi accompagnato da una rapida inversione della rotazione del rachide lombare, lanciando letteralmente il rachide dall’iperestensione e rotazione in senso antiorario alla rotazione in senso orario e all’iperflessione, con un movimento a spirale che trasferisce la forza torsionale ai segmenti spinali.
  • Pallavolo: la prevalenza della lombalgia è del 10-14%. I meccanismi lesionali sono simili a quelli del tennis con possibilità di infortunio sia nelle fasi offensive che difensive del gioco, che si traducono in lesioni legamentose o muscolari più frequenti nella schiacciata, lesioni delle faccette durante i passaggi di palla, lesioni discali durante il servizio. Il rischio di lesioni alle faccette appare essere elevato anche in quelle specialità dell’atletica leggera come il lancio del giavellotto e il salto in alto in cui il gesto tecnico sottopone la colonna ad una forte sollecitazione in iperestensione.
  • Nuoto: la lombalgia rappresenta ~10% di tutti gli infortuni. La predisposizione di determinate strutture della colonna a sviluppare particolari lesioni è in relazione alla biomeccanica degli stili. Lo stile libero e il dorso, infatti, aumentano la rotazione assiale lombare e quindi soprattutto le forze di torsione, ponendo l’anulus fibroso particolarmente a rischio, mentre la farfalla e la rana, che impongono un aumento dell’estensione del rachide lombare, possono facilmente determinare danni alle faccette articolari. Nell’esecuzione di questi due stili l’atleta d’elite è particolarmente a rischio per un’ondulazione esagerata che accresce inevitabilmente il rischio di lesioni alle faccette dovute ai microtraumi ripetuti.
  • Sci alpino: la lombalgia ha una prevalenza di ~ 8%. Sono i movimenti ripetitivi di rotazione della colonna e la posizione a tronco flesso prolungata i maggiori responsabili delle lesioni di taglio che si possono verificare a carico dell’anulus e del disco. Sono da aggiungere anche le sollecitazioni vibratorie e compressive durante i balzi. Da notare che il primo caso riportato in letteratura di un nucleo polposo erniato, è stato relativo a uno sciatore infortunato.
  • Ciclismo: la prevalenza della lombalgia è fino al 30%. Il rachide lombare subisce sollecitazioni molto intense in senso sia statico che dinamico, sia per entità che per durata. Le sollecitazioni statiche riguardano la postura obbligata del corpo dell’atleta sulla bicicletta per un tempo protratto:in questo modo il disco intervertebrale subisce una compressione circa quattro volte maggiore rispetto la normalità. le sollecitazioni dinamiche agiscono tramite il peso stesso del corpo del ciclista, che si sposta alternativamente sul lato destro e sinistro (secondo il pedale su cui si imprime la spinta, sollecitando in modo pressoché pendolare le faccette articolari intervertebrali. La sella troppo alta può causare inoltre un movimento eccessivo dell’articolazione sacro-iliaca, con possibile insorgenza di dolore lombare irradiato ai glutei.
  • Calcio: il mal di schiena non è segnalato di frequente, l’incidenza più elevata in uno studio è stata del 14%. I quattro meccanismi più comuni delle lesioni al tratto lombare sono estensione, flessione, torsione e compressione che di solito corrispondono rispettivamente a lesioni alle faccette, ai dischi, ad entrambi gli elementi. Gli impatti ripetuti che si verificano durante salti, colpi di testa, corsa, contrasti, scontri di gioco possono determinare, invece, lesioni da compressione come spondilolisi, spondilolistesi ed anche fratture delle apofisi traverse. Anche posture o dinamica del passo scorrette a seguito di traumatismi alle articolazioni degli arti inferiori possono predisporre a lombalgia. La presenza di squilibri posturali costituzionali o secondari a precedenti infortuni può avere un ruolo molto importante nella genesi della lombalgia nel calciatore professionista sottoposto a importanti carichi di lavoro.
RMN lombare

DIAGNOSI: Nella maggior parte dei casi di lombalgia i tentativi di formulare una diagnosi precisa risultano infruttuosi. In ogni caso l’approccio diagnostico deve prevedere una adeguata anamnesi ed esame obiettivo integrati, eventualmente, da esame strumentale più mirato possibile. L’esame obiettivo prevede l’osservazione della postura, la valutazione della motilità di rachide ed anche, l’individuazione dei punti dolorosi ed infine l’esecuzione di tests specifici. Si inizia osservando il paziente in ortostasi. Posteriormente osserviamo le simmetrie di bacino e spalle, dei triangoli del taglia e delle spine iliache postero superiori (SIPS). Inoltre, è importante valutare l’appoggio plantare con l’ausilio di podoscopio. Valutiamo poi la motilità del rachide lombosacrale su tutti i piani di movimento e la presenza o meno di scoliosi o atteggiamento scoliotico. La digito-pressione in sede di processi spinosi, legamenti interspinosi, articolazioni posteriori ed articolazioni sacro-iliache può evidenziare invece processi discopatici o disfunzioni sacro-iliache. Lateralmente osserviamo le curvature rachidee, la rotazione del bacino e l’atteggiamento di anche e ginocchia. Anteriormente è importante osservare l’asse delle ginocchia e l’orientamento della rotula. Posizionando il paziente supino, osserveremo la simmetria delle spine iliache anteriori superiori (SIAS) e dei malleoli per valutare eventuali dismetrie agli arti inferiori. Valutiamo poi l’articolarità delle anche su tutti i piani, effettuiamo tests specifici per evidenziare l’accorciamento delle catene anteriori (test di Thomas), delle catene posteriori (ischio-crurali) e le articolazioni sacro-iliache (test di Patrick e di Gaenslen). Infine, effettuiamo una valutazione neurologica periferica, con il test di Lasègue per il nervo sciatico, i riflessi osteo-tendinei rotulei ed achillei e la sensibilità cutanea. A paziente prono effettuiamo il test di Wasserman. Per quanto riguarda gli esami strumentali, nei traumi acuti può essere di aiuto la radiografia tradizionale per sospetto di frattura e l’ecografia per interessamento muscolo-tendineo. In una spondilolisi con eventuale listesi la proiezione radiografica standard deve essere integrata dalle proiezioni oblique e dall’esame dinamico che possano documentare la lesione dell’istmo (segno del cagnolino “decapitato”) ed il grado di scivolamento vertebrale. Nelle lombalgie acute o croniche con sintomatologia sciatalgica o deficit neurologici è più indicata la Risonanza Magnetica Nucleare, in grado di documentare lo stato dei dischi intervertebrali e della spongiosa ossea vertebrale e la presenza di ernie o protrusioni. La TAC è esame di secondo livello e si utilizza in caso di interessamento patologico dell’osso o in presenza di materiale ferromagnetico in grado di interferire con la RMN.

PRINCIPI DI TRATTAMENTO: La gestione dell’atleta affetto da lombalgia è nella maggior parte dei casi di tipo conservativo, una volta escluse condizioni patologiche severe come fratture o radicolopatie compressive tali da richiedere interventi ortopedici e/o neurochirurgici. È evidente che il piano terapeutico dovrà essere sempre personalizzato tenendo conto della disciplina sportiva praticata e del livello agonistico. In ogni caso, in special modo negli atleti professionisti in cui una rapida ripresa dell’attività agonistica è di fondamentale importanza, il ricorso ad un trattamento farmacologico con FANS e Miorilassanti (eperisone cloridrato, tiocolchicoside), anche in associazione per via intramuscolare, è in genere il primo provvedimento terapeutico adottato dal medico sportivo sia negli episodi acuti che ricorrenti, ma anche nei casi cronici di dolore lombare. La manipolazione vertebrale è un altro provvedimento di dimostrata efficacia specie negli episodi acuti di lombalgia, solo se praticata con accortezza da operatori qualificati ed esperti. Nei casi di lombalgia ormai cronicizzata, dove la causa del dolore si deve ricercare nelle situazioni di sovraccarico è indispensabile programmare un adeguato protocollo riabilitativo. Per questo motivo assume molta importanza prevenire e correggere le posture scorrette e ripristinare l’equilibrio biomeccanico tra le catene muscolari anteriori e posteriori. Un accorciamento dei flessori delle anche (ileo-psoas e retto femorale) determina, ad esempio, una eccessiva antiversione del bacino incrementando la lordosi lombare. Questi fattori favoriscono l’allungamento degli estensori delle anche (grande gluteo e ischiocrurali) ponendoli in situazione di svantaggio biomeccanico e causando un precoce reclutamento dei muscoli estensori lombari. All’opposto un accorciamento degli ischiocrurali causa una eccessiva retroversione del bacino diminuendo la lordosi lombare. Questa situazione stressa gli estensori lombari sovraccaricando la colonna. Il protocollo riabilitativo prevede:

  • In fase acuta il controllo del dolore e dell’infiammazione mediante riposo attivo, utilizzo di fasce lombari elastiche o steccate da scegliere in base alla gravità del quadro clinico, terapia farmacologica e strumentale (Elettroterapia antalgica, Laserterapia ad alta potenza e diatermia le più utilizzate) associate a terapia manuale decontratturante con tecniche classiche e/o mio-fasciali. Il taping neuromuscolare può in questa fase contribuire alla diminuzione del dolore attraverso i suoi effetti decontratturante ed antalgico.
  • In fase subacuta sono fondamentali gli esercizi terapeutici che, iniziati precocemente, sono in grado di favorire la scomparsa del dolore, ripristinare la funzione e prevenire ricadute. Gli esercizi sono volti prevalentemente al recupero articolare rachideo e del corretto ritmo lombo-pelvico, al riequilibrio posturale ed alla tonificazione muscolare. Il rinforzo contestuale e sinergico della muscolatura addominale, lombare e dei glutei è molto importante per diminuire i sovraccarichi a livello del rachide lombosacrale. In particolare, la tonificazione della muscolatura del “core” (diaframma, pavimento pelvico, multifido, trasverso ed obliqui dell’addome) attraverso esercizi specifici di core stability, costituisce un’ottima protezione attiva dagli stress a livello lombare. Fondamentale è associare esercizi di stretching con posture globali ed analitiche da effettuare in base al tipo di muscoli retratti e rivolta prevalentemente alle catene anteriori (ileo-psoas) a quelle posteriori (ischio crurali e tricipite surale), al piriforme ed ai glutei. Accanto ai classici esercizi tipo back school, possono essere utilizzate tecniche specifiche di Mckenzie nel caso di protrusioni e/o ernie discali e la rieducazione posturale globale (Méziere o Suchard).
  • Infine, la fase di remissione è volta al ritorno allo sport. In questa fase una corretta riprogrammazione del gesto atletico è presupposto indispensabile per il recupero della prestazione sportiva e per la prevenzione delle ricadute. Ciò si ottiene attraverso un processo di apprendimento che comporti la modifica delle meccaniche corporee, la scomposizione e successiva ricomposizione, parziale o totale, del gesto atletico. L’apprendimento di esercizi e strategie di stabilizzazione se correttamente realizzato, diviene tuttavia un meccanismo riflesso di base ed un vero e proprio comportamento atletico in grado di garantire sicurezza al rachide ed anche di migliorare l’efficienza del gesto atletico.

* si ringrazia per la stesura del testo l’amico e collega Dr. Paolo Simonazzi

L’infortunio sportivo

Infortunio nello sport

Durante lo sport, un infortunio può accadere in un attimo.
La sospensione dell’attività è spesso necessaria; osso, cartilagine, tessuti molli, l’infortunio si differenzia per cause, localizzazione e severità, a cui segue un percorso terapeutico personalizzato. Fondamentale risulta la diagnosi medica, fondata su anamnesi ed esame obiettivo, coadiuvati dagli esami strumentali (in medicina sportiva ecografia e risonanza magnetica sono esami generalmente di primo livello).

Per tornare “in campo” prima possibile gli Step da affrontare sono 4: diagnosi, trattamento, ricondizionamento atletico e prevenzione delle ricadute. Fondamentale risulta la diagnosi medica, fondata su anamnesi ed esame obiettivo, coadiuvati dagli esami strumentali (in medicina sportiva ecografia e risonanza magnetica sono esami generalmente di primo livello). Le modalità di trattamento, influenzano maggiormente le possibilità di guarigione.
La terapia si differenzia in tre fasi:
Fase acuta: volta alla riduzione della flogosi e del dolore, mediante il protocollo PRICE (Protection, Rest, Ice, Compression, Elevation), le terapie strumentali atermiche (o più comunemente a freddo), terapie farmacologiche, esercizi di riprogrammazione posturale e correzione di sovraccarichi, rieducazione funzionale. Le infiltrazioni ecoguidate sono un opzione terapeutica importante per velocizzare lo spegnimento dell’infiammazione e per ridurre le complicanze.
Fase subacuta: recupero di forza e coordinazione, attraverso la mobilizzazione attiva del paziente, rinforzo muscolare, rieducazione propriocettiva, terapia strumentale “termica” (laserterapia ad alta potenza, ipertermia, onde d’urto), stretching, massoterapia decontratturante.
Fase della guarigione: recupero della funzionalità e del gesto atletico, attraverso il ricondizionamento cardio-respiratorio con un lavoro aerobico, anaerobico lattacido, anaerobico alattacido, recupero del gesto specifico.
Infine, ritornati allo sport, è molto importante instaurare un programma preventivo di nuovi infortuni. Il dr. Valent ha lunga esperienza nel trattamento dei traumi sportivi; atleti professionisti e dilettanti da anni si affidano a lui per tornare allo sport in sicurezza e prima possibile.

Prevenzione degli infortuni muscolari (Dr Valent)

Diatermia capacitiva e resistiva

La Diatermia capacitiva e resisitiva o Tecarterapia è una particolare forma di termoterapia endogena che utilizza frequenze comprese tra 0,45 e 1,2 MHz, cioè nella banda MF delle onde radio. Questo particolare tipo di terapia strumentale sfrutta il sistema fisico del condensatore, composto da due armature affacciate contrapposte (conduttori) e da un dielettrico interposto (resistenza). Il sistema consta di un  generatore di onde corte e di elettrodi opportunamente studiati per ottenere particolari effetti biologici. Se si sottopone un tessuto ad un campo elettromagnetico ad alta frequenza mediante due elettrodi contrapposti, si genera all’interno del tessuto una migrazione di cariche ioniche verso i poli opposti. Si crea allora, per effetto joule, un innalzamento di temperatura localizzato in prossimità del dielettrico e omogeneamente distribuito, mediante un’energia termica non erogata dall’esterno, ma generata in seno al tessuto stesso dalle correnti ioniche. In base al tipo di elettrodo, nella diatermia sono possibili due distinti sistemi di erogazione dell’energia che agiscono in maniera indipendente e complementare:

  • il sistema capacitivo
  • il sistema resistivo.

Nella modalità capacitiva vi è un elettrodo attivo metallico con rivestimento isolante in ceramica e un elettrodo di ritorno metallico senza rivestimento (piastra). L’elettrodo di ritorno, assieme al tessuto biologico sottostante, costituisce l’armatura di 2° specie, mentre la ceramica è il dielettrico. Con il passaggio della radiofrequenza, le cariche elettriche si concentrano in prossimità del dielettrico, con il conseguente riscaldamento delle strutture sottostanti, in particolare muscoli e tessuti molli. Per l’ottimale dispersione del calore è necessario muovere manualmente l’elettrodo erogatore, con massaggio circolare o lineare. In questo modo si evitano pericolosi surriscaldamenti cutanei nella zona da trattare. L’elettrodo di ritorno, invece, viene mantenuto fisso. Nella modalità resistiva, si utilizzano elettrodi metallici in contrapposizione, quindi entrambe le armature sono di 2ª specie (metallo più cute e muscoli). Il dielettrico è rappresentato dal tessuto a più alta resistenza presente tra i due elettrodi metallici (osso, tendini, aponevrosi e legamenti). Dunque, le strutture che più si riscaldano, al passaggio della radiofrequenza, sono i tessuti ossei e periarticolari. L’elettrodo attivo è generalmente mantenuto fisso, oppure mobilizzato con un lento massaggio circolare, mentre la piastra metallica di ritorno è fissa. Infatti, nella modalità resistiva, il calore arriva più in profondità con un innalzamento termico cutaneo limitato, per cui non è necessario mobilizzare l’elettrodo.

Le modalità capacitiva e resistiva, a parità di frequenza, possono essere erogate a diversi livelli energetici che corrispondono a precisi effetti:

  • Un basso livello energetico (50-100 W) presenta un effetto biostimolante, ma scarso effetto termico.
  • Un  alto livello energetico (200-300 W) presenta un effetto termico spiccato, con scarso effetto biostimolante.
  • Un medio livello energetico (100-200 W) ha caratteristiche intermedie.

Gli effetti biologici indotti dalla diatermia sono quelli tipici della termoterapia endogena: antalgico, elasticizzante e decontratturante, iperemico.

Le principali indicazioni sono legate alle patologie muscolo-scheletriche in ambito sportivo ma non solo:

  • contratture e lesioni muscolari
  • tendinopatie
  • patologie traumatiche delle articolazioni (distorsioni, artrosinoviti reattive)
  • lombalgie acute e croniche
  • osteoartrosi
  • patologie venose e linfatiche.

Le principali controindicazioni sono le stesse di tutte le radiofrequenze: presenza di pace maker o di protesi acustiche; alterazioni della coagulazione. La presenza di oggetti metallici costituisce una controindicazione relativa.

La Tecarterapia è uno degli elettromedicali presenti presso Medica Plus 2 in via Allegri 207 a Modena